Firmato l’accordo tra l’Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita e una
nuova compagnia Biotec negli Stati Uniti. A Gerenzano è partito il progetto di
costituire una Banca del DNA Batterico
Nuovi farmaci dal DNA batterico? Negli USA ci
stanno provando e per farlo hanno chiesto collaborazione alla Fondazione
Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita, eccellenza consolidata nel campo
delle biotecnologie, tra i primi fornitori al mondo di DNA batterico di ceppi
rari e sede della costituenda Banca di DNA batterico.
E’ stato siglato a Boston un importante accordo che
vede la Fondazione come fornitore di campioni di DNA batterico derivanti da
ceppi di attinomiceti rari, che saranno studiati dagli esperti americani con
l’obiettivo di individuare le sequenze scritte nel genoma di questi
microorganismi, capaci di produrre nuove molecole potenzialmente dotate di
attività farmacologiche. La collaborazione e l’invio di campioni oltre oceano
sono iniziati dopo uno studio “pilota” effettuato in febbraio 2013 su duecento
campioni preparati e inviati da Gerenzano: le analisi effettuate negli USA
hanno confermato per ciascun campione, il raggiungimento degli standard
quantitativi e di purezza richiesti dai ricercatori americani. E’ così iniziato
il lavoro di preparazione di altri campioni e, come previsto nell’accordo, ne
saranno forniti almeno 5000 entro fine anno. Se, come si spera, dalle ricerche
effettuate negli USA, saranno individuate sequenze geniche interessanti la
collaborazione continuerà con la fornitura dei ceppi selezionati ed,
eventualmente, con ricerche coordinate per la messa a punto dei metodi di
produzione delle nuove molecole per via fermentativa.
Le dichiarazioni
«La filosofia di ricerca della Fondazione – ha
dichiarato Angelo Carenzi, Presidente
Fiirv - si basa sulla considerazione che i microorganismi presenti
nell’ambiente sono dei fantastici produttori di molecole dotate di molteplici
proprietà farmacologiche. Non per nulla, la gran parte degli antibiotici, degli
antitumorali e degli antifunginei, oggi disponibili in terapia, sono di origine
naturale. Inoltre, piccole variazioni nel genoma dei microorganismi possono
portare alla scoperta nuove molecole, alcune dotate di proprietà migliorative
rispetto a quelle già disponibili. La Fondazione quindi continuerà a ricercare
nuovi ceppi di microorganismi, a selezionarli, a caratterizzarli e a studiare
le condizioni ottimali per far sì che producano i così detti metaboliti
secondari, ovvero composti più interessanti per le proprietà biologiche che
spesso veicolano. Con l’inizio degli anni 2000, la genomica ha permesso di
capovolgere la metodologia da noi adottata che comunque con continui
aggiornamenti mantiene la sua validità: si partirebbe non più da quanto il
microorganismo produce, bensì dalla potenzialità di sintesi scritta nel genoma
di ciascun diverso ceppo. Se la lettura del genoma batterico sarà in grado di
individuare le vie sintetiche si avrà un tale ampliamento della conoscenza
delle potenzialità di sintesi di nuovi composti biologicamente attivi che avrà
una alta probabilità di portarci ad individuare nuovi farmaci per la cura di
diverse patologie».
Soddisfatto anche il Direttore della Fondazione Andrea Gambini: «Il lavoro svolto in
questi anni ci ha permesso di ottenere alcuni risultati significativi: da un
lato il Bioparco gestito dalla Fondazione ospita oggi 20 gruppi che svolgono
autonomamente diverse attività di ricerca in campo biotecnologico e dall’altro,
l’impegno diretto della Fondazione in diversi progetti di ricerca ha generato
tra l’altro l’ottenimento di 2 brevetti ad alto potenziale applicativo.
Inoltre, il mantenimento e la crescita costante delle competenze dei nostri
ricercatori hanno portato collaborazioni internazionali di alto livello come
questa recentissima legata alla fornitura di DNA da microorganismi. Collaborazioni
che hanno un duplice obiettivo: migliorare le nostre conoscenze ed essere parte
attiva delle evoluzioni impressionanti che caratterizzano la ricerca medico
scientifica; creare un circuito virtuoso che ci consente di sostenere
economicamente le nostre attività, ma anche, in un momento economicamente
difficile, di dare risposte positive in termini di posti di lavoro e
investimenti nella ricerca».
Nessun commento:
Posta un commento