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giovedì 19 aprile 2012

Cracker Senza Lievito


A base di ingredienti semplici e genuini, con tutta la fragranza e la leggerezza della farina di frumento, i Cracker Senza Lievito Céréal sono studiati appositamente per chi presenta intolleranza al lievito, sia naturale che chimico.

Ottenuti con metodi di produzione che garantiscono la naturalezza del prodotto, i Craker Senza Lievito Céréal non contengono né lievito né agenti lievitanti.
Sono un’ottima alternativa alle fette di pane tradizionale, e la loro leggerezza e genuinità li rende un prodotto davvero adatto all’alimentazione di tutti perché povero di calorie: 1 confezione di Cracker Senza Lievito apporta circa 106 kcal, circa il 5% del fabbisogno calorico giornaliero raccomandato.
Sfiziosi, perfetti da portare sulla tavola di tutti i giorni, i Cracker Senza Lievito sono presentati nella pratica confezione singola salvafreschezza, la soluzione ideale da portare sempre con sé, per un break in ufficio, o come rompidigiuno nella borsa dello sportivo…

Consigli

Céréal ti consiglia 1 porzione di Cracker Senza Lievito per uno spuntino completo e gustoso, o in tavola come sostituto del pane. 

INGREDIENTI:
Farina di frumento 88,5%, olio extra vergine di oliva 9,4%, estratto di malto d'orzo, farina di frumento maltato, sale. Prodotto in uno stabilimento che utilizza uova, soia, latte, nocciole, sesamo e lupino.

Tabella Nutrizionale:


Valori Nutrizionali Medi

Per 100 g
Per porzione          (circa 25 g)
Valore energetico
kcal
kJ
423
1785
106,
447
Proteine
g
12,38
3,1
Carboidrati
di cui zuccheri
g
g
68,68
5,18
17,17
1,3
Grassi
di cui acidi grassi saturi
g
g
10,34
1,55
2,59
0,39
Fibre Alimentari
g
3,1
0,78
Sodio
g
0,5
0,13



Conservazione:
Una volta aperta la confezione, conservare in un luogo fresco e asciutto


Confezione e Prezzo:

Cracker Senza Lievito

confezione  250 g                                                                                       € 2.10
- con 10 confezioni salvafreschezza -




in vendita nella GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA



Per informazioni e suggerimenti chiama 800-018124 o visita www.prodotticereal.it


[1] Il lievito di birra e il lievito naturale sono entrambi composti da microrganismi in grado di provocare, con gli enzimi da essi prodotti, una fermentazione. Il lievito chimico è composto da carbonato acido di sodio ed altri componenti.

giovedì 10 novembre 2011

I rischi della Celiachia

Sempre più diffusa è la psicosi sulla possibile presenza di glutine un pò ovunque, nei medicinali e persino nella colla di buste e francobolli. In un precedente articolo avevamo già esaminato la possibilità che un attacco potesse essere scatenato dal glutine eventualmente presente nei cosmetici ma - come dimostrato da diversi studi scientifici e come ci ha recentemente confermato l’Associazione Italiana Celiachia - si è visto che questa eventualità è da considerarsi molto remota e confinata ai dentifrici o all’ingestione involontaria di prodotti per la cura e l’igiene del corpo contenenti frazioni di questa proteina. Di fatto, questa forma di timore nasce dalla difficoltà a rendere di uso comune tecniche diagnostiche che permettano in tempo reale di identificare le gliadine, principali proteine responsabili della celiachia, una situazione che mette i malati nella condizione quotidiana di temere per la propria salute lasciandoli nel dubbio su cosa possano e cosa sia loro vietato mangiare. Al contrario, nei laboratori, tramite test di spettroscopia ad altissima sensibilità si possono riscontrare le pur minime tracce di glu­tine negli alimenti oltre che in altri prodotti insospettabili. Vale la pena ricordare che la celiachia è causata da una risposta abnorme a livello della mucosa intestinale che il nostro sistema immunitario attua nei confronti del glutine. Il paziente celiaco tratta il glutine come fosse un agente infettivo verso cui l'intestino tenue risponde con una reazione immunitaria che ne causa il suo danneggiamento e la conseguente inabilità ad assorbire altri nutrienti dal cibo. L’assunzione alimentare, anche in minime quantità, può quindi causare gravi danni alla mucosa, con conseguente infiammazione cronica e atrofia dei villi intestinali, disturbi gastrointestinali, anemia, osteoporosi, accompagnati da una sintomatologia variabile da persona a persona. È molto importante, quindi, che il soggetto celiaco non ingerisca la benché minima traccia di glutine. Da alcuni anni, prodotti alimentari liberi da glutine sono disponibili in Farmacia e ora anche nei supermercati, ma l'informazione commerciale potrebbe non essere sempre accurata. A esempio una pizza o un pacco di biscotti etichettati senza glutine potrebbero contenerne bassissime quantità senza che i produttori ne siano a conoscenza, vista la bassa sensibilità dei test attualmente utilizzati nell’industria alimentare. Il problema appare minimo ma non lo è: mezzo milione di italiani ne sono colpiti, ma appena 70mila lo sanno. Ogni anno vengono effettuate 5mila nuove diagnosi e nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento di circa il 10 per cento. Mediamente una persona su cento è celiaca, e spesso, si convive con questa malattia senza saperlo, peggiorando di giorno in giorno. È ormai accettato che la scarsa conoscenza e la difficoltà a riconoscere i soggetti a rischio per la possibile assenza di sintomi siano le cause della mancata diagnosi. Purtroppo, bisogna riconoscere che nessuna cura è disponibile e l’unica terapia efficace è una dieta priva di glutine, condotta con rigore, il che implica un forte impegno di educazione alimentare sia per i soggetti interessati sia per chi vive al loro fianco. Bisogna evitare frumento, segale, orzo, farro e tutti gli alimenti a base di farina, come pane, pasta, dolci e prodotti da forno, ma anche cibi che nella loro produzione possono essere stati contaminati da piccole quantità di glutine, eliminando le più piccole tracce di farina da ogni piatto. Queste alcune regole per garantire al celiaco un perfetto stato di salute. Rinunciare a questi cibi “proibiti” significa spesso privarsi di una semplice cena fuori casa. Secondo gli esperti l'86 per cento dei celiaci denuncia difficoltà nel consumo di pasti al ristorante o in viaggio, il 67 per cento ritiene che la dieta priva di glutine comporti complicazioni nella vita quotidiana in famiglia, mentre l'82 per cento lamenta limitazioni alla propria libertà di andare in vacanza. Garantirsi la sicurezza è complicato visto che oltre il 30% del consumo alimentare avviene al bar o al ristorante per ragioni di lavoro e studio e ciò può trasformarsi in un rischio. A questa nuova domanda di qualità corrisponde la crescita del numero di ristoratori sensibili ma anche attenti alle esigenze di un gruppo di consumatori il cui numero è in costante aumento (l’elenco è consultabile sul sito www.celiachia.it). Dalle grandi metropoli come Milano e Roma alle città più piccole, sono sempre di più i ristoranti per celiaci, che propongono i piatti della trazione culinaria italiana e locale rivisitati abbinando al menu tradizionale un'area riservata alle proposte senza glutine. E sulla scia del successo “gluten free”, ci sono anche alcuni ristoratori che hanno eliminato del tutto questa proteina dalle loro cucine, con una scelta sempre più allargata di piatti a base di prodotti naturali che non ne contengono all’origine e che quindi non sono soggetti a manipolazioni e aggiunte di additivi e conservanti. Ricette che soddisfano anche i palati più esigenti e non celiaci e che non alterano il valore nutrizionale dei piatti in quanto questa proteina ha di per sé uno scarso valore nutritivo, ma è un buon emulsionante e un vettore di sostanze aromatiche e per questo ha un impiego versatile e può essere contenuta nei più svariati alimenti preparati. Alcuni di questi locali aderiscono ai progetti dell’Associazione Italiana Celiachia, che cerca di rispondere alle esigenze alimentari dei malati, garantendo una lista di oltre 800 ristoranti, pizzerie, bar e gelaterie "a prova di celiaco": esercizi informati su questa intolleranza e sulle modalità di preparazione delle pietanze per evitare ogni rischio di contaminazione. Una rete che si sta ampliando sempre più ed è monitorata ogni sei mesi dall'associazione. La celiachia, una volta diagnosticata, non dovrà essere più vista co­me una limitazione, ma come una condizione in cui il “gluten free” si può coniugare con cibi sicuri e piacevoli.