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venerdì 27 febbraio 2015

Bisturi trip: le 8 domande da farsi prima di sottoporsi a un’operazione di chirurgia estetica all’estero

Li chiamano “bisturi trip” e sono quei viaggi fatti con l’obiettivo di sottoporsi a operazioni di chirurgia estetica in Paesi in cui i costi degli interventi sono minori rispetto a quello d’origine. Dall’Italia in molti, soprattutto gli anni scorsi, hanno fatto le valigie per farsi un lifting o un aumento del seno in Croazia, Brasile, Marocco, Indonesia, Thailandia e Africa del Nord. «Operarsi in un altro Paese potrebbe sembrare una buona occasione per fare un lifting o regalarsi un nuovo décolleté, lontano da occhi indiscreti e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio. Tuttavia ci sono aspetti che conviene valutare con attenzione: è un problema che mi riguarda da vicino in quanto l’Isaps, l’associazione che raccoglie professionisti di 94 Paesi, lo ha spesso affrontato» afferma Gianluca Campiglio, segretario dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), la più grande associazione al mondo di chirurgia estetica, e autore del libro “Mi voglio così”, in cui parla di aspetti meno noti della chirurgia estetica che tutti i pazienti dovrebbero conoscere.
Ci sono alcune domande che chi decide di partire per un bisturi trip dovrebbe porsi. Ecco le principali. Anzitutto, sei sicuro che l’intervento a cui vuoi sottoporti sia il più adatto a te? «Può succedere che il paziente si presenti con l’idea di fare una liposuzione, mentre in realtà l’intervento giusto per il suo caso è un’addominoplastica. Solo il chirurgo estetico può stabilire quale è la procedura più adatta, ma deve anche verificare che le aspettative del paziente siano realistiche, spiegando quali miglioramenti possono dare gli interventi» spiega Campiglio. Definito l’intervento da fare, sono chiare le possibili complicazioni? «È necessario che il medico informi su tutte le conseguenze in termini di cicatrici, ricovero e rischi – spiega l’autore di “Mi voglio così” -. A questo punto è bene che il paziente rifletta con calma sulla sua decisione, senza la pressione di un volo di ritorno da prendere: la sicurezza del paziente è una priorità. Altro quesito determinante è: il chirurgo a cui mi sto rivolgendo è qualificato? Andare in Paesi del Terzo Mondo per sottoporsi a un intervento estetico significa, il più delle volte, affidarsi a un perfetto sconosciuto senza alcuna garanzia di professionalità. È necessario invece verificare che abbia fatto studi apposite e che abbia esperienza nell’intervento che stai considerando ».

Ci sono poi gli aspetti pratici, a cominciare dalla comprensione reciproca: il chirurgo e il suo staff parlano in modo fluente una lingua che conosci? «Far capire quello che si vuole in chirurgia estetica non è facile, quindi è bene che la lingua non sia un ostacolo, altrimenti aspettatevi complicazioni». È bene poi assicurarsi che la clinica sia accreditata e che usi materiali di qualità. «Bisogna avere sufficienti garanzie sui materiali utilizzati e sulle strutture sanitarie in cui si è operati – dice -. Non sempre gli standard sono quelli garantiti dalle case di cura italiane. Altro punto da considerare: dove starai dopo l’intervento? Nel post-operatorio, viaggiare troppo presto aumenta il rischio di embolia polmonare e di trombosi. Non pensate neanche di operarvi e poi godervi il mare o visitare il posto: sono pochissimi i trattamenti di chirurgia estetica che hanno una convalescenza così breve da consentire di andare in spiaggia o per musei dopo appena 24-48 ore».
Chiedetevi anche cosa succederebbe in caso di complicazioni nel post intervento? «Anche se la chirurgia è fatta bene, le complicazioni non sono mai da escludere, ma pensate a quale dottore vi assisterà in caso di complicazioni e a chi pagherà per un intervento secondario o una revisione. Per non parlare del caso in cui si andasse in Tribunale, con tutte le complicazioni di una causa internazionale» aggiunge il chirurgo plastico milanese. Last but not least: conviene davvero operarsi all’estero?«Considerate i costi totali, incluso il viaggio, il soggiorno e anche i possibili rischi e poi valutate il da farsi. Oggi i prezzi della chirurgia plastica in Italia sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, le cliniche devono garantire standard altissimi e ci sono professionisti altamente qualificati a cui rivolgersi, sempre assicurandosi che si tratti di un vero specialista in chirurgia plastica. Non dimenticate che in gioco c’è il bene più importante, ossia la propria salute» conclude Campiglio.

giovedì 7 febbraio 2013

Quando la chirurgia plastica va in tribunale: l'aumento del seno l'intervento più contestato


A Padova un corso riservato ai chirurghi plastici estetici patrocinato da Aicpe: «Per evitare sorprese, è importante rivolgersi sempre a medici specializzati»
La chirurgia plastica è un argomento sempre più dibattuto nella aule di tribunale. Ma come stabilire se la responsabilità dell'insuccesso di un intervento è da attribuire o meno al chirurgo? Spesso per risolvere il contenzioso ci si rivolge a un chirurgo plastico, che è quindi chiamato a esprimersi sull'operato dei colleghi sia nel corso di procedimenti civili o penali sia in sede extragiudiziale. Per fare chiarezza sull'argomento è stato organizzato nei giorni scorsi alla Clinica Cittàgiardino di Padova il corso "Il ruolo del chirurgo plastico nelle consulenze medico legali", patrocinato dall'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe).
«Scopo del corso è formare i chirurghi plastici nel settore delle consulenze, per supportare i medici legali e per aiutarli a esprimere in modo professionale un giudizio sull'operato dei colleghi - ha detto Luca Siliprandi, chirurgo plastico organizzatore del corso e membro di Aicpe -. Senza volersi sostituire al medico legale in sede di consulenza, insomma, l'evento ha avuto l'obiettivo di offrire le nozioni fondamentali per svolgere questo difficile compito in modo corretto e responsabile».
L'intervento più contestato, secondo l'esperienza accumulata come consulente da Luca Siliprandi dal 1995 a oggi, è l'aumento del seno. Anzi, negli ultimi anni il numero di ricorsi al tribunale per questa operazione è sensibilmente cresciuto: «La mastoplastica additiva è l'intervento più praticato in Italia quindi, statisticamente, è quello più esposto a contestazioni - argomenta Siliprandi -. Tuttavia, proprio la grande richiesta ha spinto anche medici non specializzati a eseguire questa operazione, con risultati spesso non soddisfacenti». Al secondo posto tra gli interventi più dibattuti si trova la rinoplastica: un'operazione delicata che riguarda il volto, una delle zone del corpo più esposte, che può essere stravolto dal bisturi. Al terzo posto, in modo piuttosto inaspettato, si è imposta negli ultimi anni la mastoplastica ricostruttiva, ossia la ricostruzione del seno dopo l'asportazione chirurgica in seguito a un tumore: «Fino al 2000 questo intervento si trovava al sesto posto - precisa Siliprandi -. Il maggior numero di contestazioni credo si possa ricondurre alla crescita delle esigenze delle pazienti anche in campo oncologico per l'aspetto estetico, riconosciuto come un diritto alla salute».
Sono diminuite sensibilmente, invece, le contestazioni per mastoplastiche riduttive (per ridimensionare seni troppo abbondanti), e blefaroplastiche (ringiovanimento dello sguardo). «Negli ultimi 10 anni questi interventi, meno richiesti ma anche più complessi e quindi eseguiti da dottori con una perizia maggiore» spiega Siliprandi. Anche la lipoaspirazione (liposuzione) dal terzo posto è crollata all'ottavo, in questo caso per un miglioramento tecnico che ha risolto alcune criticità: «Oggi si utilizzano cannule sempre più sottili e quindi meno aggressive per i tessuti» spiega Siliprandi.
Di certo, la scarsa perizia dei medici che si cimentano in chirurgia plastica è spesso alla base del problema. Per l'aumento del seno, dal luglio 2012 è entrata in vigore una legge che prevede che solo chirurghi con una specializzazione adeguata possano eseguire l'intervento: «Questo mette fine a un vuoto legislativo che ha lasciato in questi anni campo aperto a molti dottori non specialisti, con conseguenze negative non solo per le pazienti, ma per tutto il settore - dice il presidente di Aicpe, Giovanni Botti -. Le pazienti devono quindi rivolgersi solo a chirurghi specializzati, verificando che chi propone l'intervento abbia i requisiti per farlo». Sul sito www.aicpe.org si trova l'elenco dei soci, tutti medici specializzati nel settore della chirurgia plastica estetica.
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito 160 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.
Ufficio stampa Aicpe: Eo Ipso
Info: Silvia Perfetti cel. 346 9488777 mail sperfetti@eoipso.it

venerdì 25 gennaio 2013

La chirurgia plastica e i processi di modificazione del corpo


La chirurgia plastica e i processi di  modificazione del corpo e  sono i moderni “riti di passaggio”. Il 25% degli interventi richiesti interessa passaggi di status sociale come matrimoni, separazioni e divorzi.
Un trend in crescita seno per le trentenni, fianchi e glutei a 40 anni e occhi e volto a 50.

Roma, 15 Gennaio 2013 - Da sempre le società umane hanno usato le celebrazioni per condividere e rendere noti a tutti i passaggi di status dei suoi appartenenti: l’ingresso alla vita adulta, le prove di ammissione allo status di ‘uomo’, le feste per il menarca delle donne e altre usanze come il matrimonio e la relativa esposizione del lenzuolo dopo la prima notte di nozze che nelle società del Sud doveva ‘certificare’ la purezza della sposa. Nonostante i tempi abbiano subito un' accelerazione e molti comportamenti siano cambiati l’essere umano ha bisogno di riti e rituali che scandiscono la propria esistenza nella comunità. Ecco allora che si festeggiano battesimi, comunioni, lauree e matrimoni così come promozioni sul lavoro e nascite dei figli.
Esiste una vera e propria ‘antropologia del corpo’: non a caso proprio le donne sono quelle che ricercano la chirurgia come un vero ‘rito di passaggio’. Se sino a 50 anni le donne affrontavano poche tappe ‘iniziatiche ‘che si concludevano con la menopausa (morte sociale), oggi hanno conquistato orizzonti vastissimi. A 50 anni le donne sono nel pieno della carriera, possono aspirare a nuove relazioni e ipotetiche maternità. Tradizioni che sono state integrate da modificazioni del corpo. Si è più connessi ma si sente un bisogno di appartenenza ancora maggiore che si testimonia con strumenti variabili e temporanei: dal look alle modificazioni permanenti come ritocchi estetici e interventi di chirurgia plastica.
“Mai come oggi l’attenzione si è spostata sul corpo ma il fenomeno è tutt’altro che nuovo” spiega il Prof. Pietro Lorenzetti, specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica a Roma, Milano e Catania (www.pietrolorenzetti.it) “la letteratura etnografica e le ricerche antropologiche sono ricchissime di esempi più o meno cruenti: tagli, incisioni e scarificazioni che determinano l’appartenenza, allungamento di labbra e lobi delle orecchie, allungamento del collo tramite l’applicazione di collari rigidi ma anche l’applicazione di piercing ornamentali sui capezzoli. Senza dimenticare la fasciatura dei piedi delle bambine giapponesi affinché rimanessero piccole e sottomesse da una deformità. Il comune denominatore di queste pratiche è il dolore che rappresenta esperienza e tappa necessaria per acquisire uno status diverso e più elevato. Il corpo diventa quindi uno strumento di comunicazione: esistono tatuaggi tipici che accomunano i membri di particolari corpi militari, i carcerati ma anche gli affiliati alle gang cittadine. Il corpo è materia malleabile e viene  plasmato per costruire l’individuo sociale.”

I riti sono caratterizzati da tre fasi fondamentali: la fase di separazione in cui l’individuo si allontana dal gruppo sociale, quella di transizione e quella di riaggregazione che prevede il rientro nel gruppo. La tempistica di un intervento chirurgico riproduce esattamente questa dinamica in cui la convalescenza rappresenta la separazione momentanea per rientrare migliorati. L’ansia e l’aspettativa sono le emozioni dominanti di tutto il processo e l’anestesia diventa il momento simbolico della sospensione e  del passaggio verso la nuova fase ambita.
“Proprio come nei rituali tradizionali può essere necessaria la presenza di una figura che ‘guidi’ la persona attraverso questo processo” prosegue Lorenzetti “qui abbiamo il medico che deve avere la sensibilità di intercettare e interpretare i reali moventi interiori. Nei casi di passaggio è importante ad esempio che la persona abbia superato la fase del dolore e del distacco dallo status precedente. Modificare un tratto fisico non è una panacea l dolore interiore di una perdita.”
Ecco allora che i passaggi di status sociale vengono celebrati rimettendo indietro le lancette dell’orologio. Una separazione, elaborato il fisiologico lutto affettivo, viene seguita sempre più spesso da un investimento sul proprio aspetto. Quando la chirurgia viene usata per sancire un momento particolare si sceglie una parte del corpo visibile: seno per le trentenni, fianchi e glutei a 40 anni e occhi e volto a 50.
Le donne vogliono che il loro aspetto le DESCRIVA completamente. Un altro momento in cui le donne si sottopongono a interventi è il momento in cui i figli vanno via di casa e nelle giovanissime l’ingresso nel mondo del lavoro. Hanno più tempo per se stesse e tornano ad investire sul rapporto di coppia. E se il matrimonio si rivela stanco e usurato le persone preferiscono tentare con un nuovo partner piuttosto che affrontare una lunga terapia.  Ecco come il passaggio dal chirurgo diventi sentito come obbligato.  In fondo i moventi sono sempre gli stessi, è cambiato solo lo scenario.

lunedì 21 gennaio 2013

Chirurgia plastica, Italia sesta al mondo per numero di interventi nei dati Isaps 2011


Indagine dell' International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS) in 25 paesi: liposuzione e botulino i trattamenti più praticati. In crescita l'Asia, soprattutto per la rinoplastica.
L'Italia si piazza al sesto posto nella classifica mondiale della chirurgia plastica, sia come interventi praticati, sia come numero di professionisti. È quanto emerge dai dati della ricerca "Global study of aesthetic/cosmetic surgery procedures performed in 2011", promossa dall'International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS).
«I dati dell'Isaps sono i più completi che abbiamo a disposizione a livello mondiale e offrono una chiave di lettura importante per interpretare l'andamento del settore della chirurgia plastica» ha detto Gianluca Campiglio, che ricopre il duplice ruolo di segretario nazionale dell'Isaps e membro del direttivo Aicpe (Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica).
Le società di chirurgia plastica nazionali hanno attivamente collaborato per la realizzazione del sondaggio, aiutando a fornire un quadro completo del numero di professionisti che operano nel settore e promuovendo il questionario. Tra queste, per l'Italia c'è anche Aicpe, società scientifica nazionale che raggruppa chirurghi plastici che si dedicano esclusivamente alla chirurgia estetica società italiana.
«Tra i dati più interessanti dell'indagine 2011 condotta dell'Isaps c'è il ruolo dell'Italia, che si conferma e si consolida come Paese chiave nel settore della chirurgia plastica - afferma il segretario dell'Isaps e membro di Aicpe, Campiglio -. Nel nostro Paese si opera soprattutto per aumentare del seno. Nella medicina estetica, a differenza di quanto avviene nel resto del mondo, si registra ancora una certa resistenza nei confronti della tossina botulinica, a causa spesso di informazioni non sempre scientificamente corrette. Ai pazienti italiani piace di più l'acido ialuronico e si sta diffondendo molto anche il lipofilling, ossia il trapianto di grasso autologo».

Interventi più praticati. L'intervento di chirurgia plastica più praticato al mondo si conferma la liposuzione (19.9% di tutte le procedure chirurgiche), "tallonata" dall'aumento del seno (18.9%) e dalla blefaroplastica, il ringiovanimento dello sguardo (11%). Per quanto riguarda la medicina estetica, l'iniezione di tossina botulinica primeggia ovunque, imponendosi con il 38.1% degli interventi. È seguita da acido ialuronico (23.2%) e rimozione dei peli superflui (10.9%).

La geografia della chirurgia plastica. La top five dei paesi in cui si eseguono più interventi di chirurgia plastica vede in testa gli Stati Uniti, seguiti da Brasile, Cina, Giappone e Italia. L'Italia, in particolare è quarta al mondo per numero di interventi di mastoplastica additiva (aumento del seno), con il 5.1% degli interventi, e blefaroplastica, ossia il ringiovanimento dello sguardo, con il 5.9%. Per quanto riguarda la medicina estetica, agli italiani piace soprattutto l'acido ialuronico (quarto posto mondiale, con il 6.4% delle iniezioni) e il lipofilling, ossia l'iniezione del proprio grasso (quinto posto, 5.3%).
L'Asia si conferma il continente in cui si eseguono il maggior numero di interventi da parte di chirurghi plastici. «I paesi asiatici detengono, in particolare, hanno il record di rinoplastiche - osserva Campiglio -. Tra i cinque Paesi in cui è più praticato svetta la Cina, con il 10.8%, che quest'anno ha tolto il primato al Brasile, solo terzo dopo il Giappone e seguito da Stati Uniti e da un altro paese asiatico, la Corea del Sud».
Metodologia: L'analisi dai dati raccolti, piuttosto complessa, è stata affidata alla società Industry Insights, Inc. (www.industryinsights.com), società indipendente degli stati Uniti. Un questionario di due pagine in inglese sul numero di procedure chirurgiche e non chirurgiche eseguite nel 2011 è stato inviato a circa 20mila chirurghi. Non sono stati considerati, a fine statistico, gli interventi estetici eseguiti da professionisti che non sono chirurghi plastici.
La ricerca completa si può trovare al link: www.isaps.org/isaps-global-statistics.html
ISAPS: Fondata 43 anni fa alle Nazioni Unite da un gruppo di chirurghi plastici, l'Isaps è oggi la più grande associazione di categoria, con 2.360 membri in 93 Paesi. I chirurghi, per essere ammessi, sono sottoposti a una rigida selezione e devono avere precise qualifiche e requisiti. La missione dell'Isaps è duplice: da un lato informare i chirurghi plastici sulle ultime tecniche del settore e dall'altro promuovere la sicurezza per i pazienti.
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito 160 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di AICPE possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

martedì 4 settembre 2012

Proteggere la pelle con la tanaka

Le donne birmane sono fra le più belle al mondo. La pelle diafana e priva di imperfezioni del loro viso costituisce una delle principali caratteristiche che rendono ineguagliabile una bellezza senza tempo e senza paragoni. Ma cosa rende la loro cute così sana e senza macchie? In un recente viaggio compiuto nel lontano Paese orientale che una volta era conosciuto come Birmania e ora viene chiamato Myamar, abbiamo forse trovato la risposta al nostro quesito. In lingua birmana si chiama tanaka e con questo termine si indica una preparazione derivante dalla lavorazione del legno di sandalo. I rami della pianta, ridotti a tronchetti, costituiscono la materia base di formulazioni finalizzate a proteggere la pelle del volto. Si tratta di un uso tradizionale che risale all’antichità. Ancora oggi le donne di tutte le condizioni economiche posseggono nel proprio corredo una piccola piastra rotante in pietra su cui viene strofinato il tronchetto di sandalo, con l’aggiunta di alcune gocce di acqua che elimina l’attrito, riduce la temperatura e determina una piccola poltiglia che rappresenta la base della formulazione che va applicata sul volto. Questa tradizionale autoproduzione di un cosmetico fresco e a costo relativamente contenuto (il prezzo del legno è abbastanza alto), è diffusa in tutto il Paese e ciò appare estremamente evidente dal fatto che ovunque, sia nelle città che nelle campagne, tantissime donne girano per strada con il volto coperto di una polvere bianca. Il legno di sandalo ha proprietà potente funzione naturale antisettica e germicida, in particolare per le pelli grasse e oleose. Una delle proprietà più importanti, oltre alla normalizzazione delle funzioni della pelle è la capacità di proteggerla dai danni del sole. La crema di sandalo, prodotta quotidianamente fresca, va applicata al mattino e resta sulla pelle del viso tutto il giorno, e non c’è alcun imbarazzo per le donne a indossarla anche al lavoro. A livello industriale l’olio di sandalo ha diversi usi cosmetici e, per la sua fragranza dolce ed esotica, viene inserito come fissativo nei migliori profumi. Lo si ritrova nelle lozioni corpo, negli idratanti viso e struccanti per gli occhi, nelle creme da barba, nei protettori solari oltre che negli oli da massaggio cui, si dice, conferisca anche un effetto rilassante. Quest’ultima proprietà, come per molte altre fragranze, ha tradizionalmente orientato il suo uso nell’ambito delle cerimonie religiose consacrandolo a essenza in grado di ristabilire l’equilibrio fra corpo e mente. 

mercoledì 18 luglio 2012

Chirurgia plastica, entra in vigore la legge 5 giugno 2012 n.86


Chirurgia plastica, entra in vigore la legge 5 giugno 2012 n.86 : «Da oggi solo i "veri" chirurghi plastici potranno eseguire operazioni per aumentare il volume del seno: è la prima volta che si stabilisce per legge quali sono gli specialisti che possono eseguire un certo tipo di intervento»
Dichiarazione di Giovanni Botti, presidente di Aicpe (Associazione italiana di Chirurgia Plastica Estetica) in merito all'entrata in vigore della legge sulle protesi mammarie: 
«Da oggi solo i "veri" chirurghi plastici potranno eseguire interventi chirurgici per l'aumento del seno. Il 12 luglio è infatti entrata in vigore la legge 5 giugno 2012 n.86 indicante l'Istituzione del registro nazionale e dei registri regionali degli impianti protesici mammari. Tra i suoi articoli ce n'è uno che riguarda il divieto di operare minorennie un altro che stabilisce quali sono gli specialisti autorizzati a eseguire questo intervento. Per l'entrata in vigore di altri articoli, invece, ci sono sei mesi di tempo a partire dal 12 luglio (ad esempio le modalità di raccolta dei dati e la "validazione" del consenso informato). 
Uno dei punti più importanti riguarda proprio i requisiti per l'applicazione di protesi mammarie contenuti nell'articolo 3, che restringe la possibilità di eseguire questo intervento solo ad alcune categorie di chirurghi. La legge, infatti, indica che l'impianto di protesi mammarie per fini estetici è riservata a coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia plastica, in chirurgia generale, ginecologia e ostetricia o chirurgia toracica o a chi, alla data di entrata in vigore della legge, può dimostrare di avere svolto un'attività equipollente a quella della chirurgia plastica negli ultimi cinque anni. Per noi questa è una rivoluzione epocale, in quanto sancisce il principio della competenza nel nostro campo, nel quale purtroppo abbondano i professionisti improvvisati. Ci risulta tuttavia difficilmente comprensibile quale rapporto possa esistere, in materia di protesi mammarie, tra la chirurgia plastica e quella toracica, che è una branca della chirurgia che si occupa di interventi su polmoni e altre grosse formazioni intratoraciche. Questa norma ha comunque un notevole rilievo per la nostra professione, anche di ordine pratico nei confronti dei direttori sanitari di cliniche e day hospital, i quali dovranno verificare l'idoneità dei chirurghi a effettuare mastoplastiche additive nelle proprie strutture. I medici che operavano non avendo i requisiti, dovranno smettere di farlo: la legge non definisce la sanzione, ma di certo non avrebbero la copertura assicurativa nel caso in cui qualcosa andasse storto.
E' importante che le pazienti siano informate dell'entrata in vigore di questa legge e agiscano di conseguenza: per conoscere i nomi degli specialisti in chirurgia plastica consigliamo di verificare che il medico a cui si rivolgono sia iscritto alle associazioni esistenti in Italia, Aicpe e Sicpre. L'elenco si trova sui rispettivi siti internet».
Per info, approfondimenti e interviste l'ufficio stampa di Aicpe, Eo Ipso, è a disposizione dei colleghi: Silvia Perfetti cel. 346.9488777; mail sperfetti@eoipso.it

lunedì 9 luglio 2012

Dall'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica il decalogo per aiutare i pazienti nella scelta del medico


Chirurgia plastica: attenzione a chi vi affidate!Molti professionisti propongono interventi senza averne i requisiti: da Aicpe le linee guida per tutelare i pazienti che richiedono interventi di chirurgia estetica
Un settore che fa gola a molti, anzi a troppi, con rischi anche gravi per la salute dei pazienti. Si tratta della chirurgia e medicina estetica, un campo sempre più affollato di professionisti che non sempre hanno le credenziali per lavorarci. L'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) ha messo a punto un vademecum per aiutare i pazienti nella scelta del medico a cui affidarsi per un "ritocchino". «Molti medici offrono prestazioni di chirurgia plastica senza averne i requisiti o propongono trattamenti chirurgici in strutture non adeguate o autorizzate - afferma Mario Pelle Ceravolo, vicepresidente di Aicpe -. I pazienti devono prestare molta attenzione nella scelta del chirurgo, senza fidarsi solo dei messaggi pubblicitari: si rischia non solo di essere insoddisfatti dei risultati, ma anche di subire gravi danni. Gli interventi di chirurgia estetica comportano, di solito, un basso rischio e quindi possono essere eseguiti con molta tranquillità e sicurezza: perché ciò avvenga, tuttavia, è fondamentale che sia l'operatore sia l'ambiente siano adeguati, anche quando si tratta di procedure apparentemente semplici».
Da qui nasce l'idea di un decalogo per il paziente che si affaccia al mondo della chirurgia plastica. Il primo passo è verificare le credenziali del medico a cui ci si rivolge: «In Italia tra chirurghi ufficiali, non ufficiali e abusivi si contano almeno 5.000 medici che praticano la chirurgia plastica, anche se è difficile avere una stima precisa - afferma Pelle Ceravolo -. Gli unici di cui fidarsi sono quelli specializzati in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva ed Estetica, ossia chi, dopo la laurea in Medicina, hanno frequentato per cinque anni una Scuola di Specializzazione Universitaria in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica oppure chi ha maturato un'esperienza comprovata e verificata per almeno cinque anni nel settore». Altri criteri per scegliere il medico di fiducia sono l'eventuale attività ospedaliera o universitaria e l'accreditamento nelle due società scientifiche italiane, Sicpre e Aicpe. «Tutti gli iscritti a queste associazioni devono avere i requisiti per farne parte - prosegue il vicepresidente di Aicpe -. La lista completa dei soci è pubblica e si trova sul sito www.aicpe.org, mentre quella di Sicpre si può reperire su www.sicpre.it». Secondo: è fondamentale informarsi sulla struttura dove vengono eseguiti gli interventi. «Devono essere strutture sanitarie ufficialmente autorizzate - spiega Pelle Ceravolo -. Aicpe si sta muovendo attivamente per ottenere dal Ministero e dagli assessorati competenti un elenco che sia pubblico e facilmente consultabile con le strutture accreditate e gli interventi per i quali sono autorizzate. In alcune regioni è già presente, ma purtroppo non in tutte». Punto tre: è diritto del paziente ottenere notizie sui materiali utilizzati, come protesi o fillers. «È importante sapere cosa verrà utilizzato, assicurarsi che sia di qualità comprovata, prodotta da aziende riconosciute e certificate. Ogni medico deve illustrare ai pazienti ogni prodotto che utilizzerà e consegnare un'etichetta identificativa del prodotto» continua Pelle Ceravolo. Quattro: è consigliabile leggere il consenso informato presentato ai pazienti per qualunque tipo di terapia e chiarire eventuali dubbi con il medico. Quinto: verificare sempre il preventivo dei costi, chiarendo le perplessità su eventuali spese aggiuntive. Punto sei:professionalità e sicurezza hanno un costo. Diffidate di prezzi troppo bassi o di sconti: si tratta di un risparmio ad alto rischio, in quanto a farne le spese di solito sono sicurezza, qualità e affidabilità. Numero sette: informarsi sull'equipe chirurgica,soprattutto sull'anestesista, che ha un ruolo fondamentale sulla sicurezza dell'intervento e sulla tranquillità del paziente. Otto: attenzione a chi pubblicizza la prima visita gratuita. «La prima visita serve allo specialista per ascoltare il paziente, osservarlo ed esaminare a fondo situazione clinica, esigenze e possibilità di trattamento - afferma il vice presidente -. Il medico deve fornire informazioni complete sull'intervento proposto, alternative terapeutiche, tempi di convalescenza, risultati e possibili complicanze, dando al paziente la possibilità di fare domande. Il costo della visita non può essere valutato esclusivamente sul tempo richiesto, ma è frutto di anni di esperienza, studio e aggiornamento. Chi pubblicizza la visita gratuita potrebbe, anche se non è sempre così, non essere del tutto obiettivo nel valutare realisticamente l'opportunità d'intervento». Nono: molti pazienti chiedono al chirurgo di vedere immagini pre e post operatorie. Questa procedura, associata all'uso di programmi al computer per simulare i risultati, può essere importante per migliorare la comprensione dei risultati. «D'altra parte - puntualizza Ceravolo - basare la scelta del chirurgo solo sui meravigliosi risultati illustrati da alcune fotografie non è prudente. Di solito queste immagini rappresentano i migliori risultati ottenuti dal chirurgo, non quelli medi. Se non usati con realismo e serietà, insomma, questi mezzi possono creare nel paziente aspettative irrealistiche e fuorvianti». Decimo: quando si sceglie un chirurgo bisogna valutare, oltre a titoli ed esperienza, «la personalità, il senso di responsabilità, l'onestà intellettuale e quelle caratteristiche umane istintivamente deducibili dal contatto personale che un vero professionista dovrebbe avere. Un buon feeling fra medico e paziente è un requisito indispensabile per l'instaurarsi di un rapporto valido, capace di dare soddisfazioni reciproche».
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito oltre un centinaio di chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Caratteristiche dell'associazione sono avere come associati solo professionisti, specialisti in chirurgia plastica, che hanno come attività principale la chirurgia a fine estetico e la rigida adesione a un codice etico e di comportamento da seguire non solo quando si indossa il camice, ma in tutti i momenti della vita. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

giovedì 22 marzo 2012

Anche la crioterapia diventa low cost


In medicina ci sono diverse certezze. Una di queste è che la crioterapia è una metodica efficace per il trattamento di lesioni cutanee superficiali di natura benigna e premaligna. L’uso del freddo in medicina è prassi piuttosto antica; soltanto in tempi relativamente recenti si sono chiariti alcuni meccanismi che hanno permesso di perfezionare le tecniche e scegliere più accuratamente le indicazioni. Le alterazioni biologiche che seguono all’abbassamento della temperatura dei tessuti sono diverse se questo è lento o rapido. Il congelamento lento determina la formazione di cristalli di ghiaccio extracellulari, mentre quello rapido produce ghiaccio intracellulare. Il congelamento lento è un’evenienza poco controllabile in quanto è molto difficile valutare la profondità e l’estensione del danno prodotto. Per esemplificare, il congelamento lento è quello che avviene in montagna o nei climi particolarmente freddi allorché, al pallore della superficie cutanea segue una necrosi massiva della regione interessata: è evidente che tutto ciò non può avere fini terapeutici. Il raffreddamento rapido, invece,  provoca un congelamento dell’acqua intracellulare, riduzione degli ioni, alterazione delle proteine e degli enzimi con sconvolgimento degli scambi di membrana. Tutto ciò si traduce in un danno tissutale molto più preciso e controllabile tanto che, nei tempi di applicazione terapeutici, si ottiene sempre un distacco dermo-epidermico senza danno al derma e quindi una guarigione senza cicatrice. Il danno tissutale è dovuto sia ad effetti diretti sul tessuto sia alla stasi venosa che si instaura dopo lo scongelamento. I massimi effetti distruttivi sono determinati da cicli ripetuti di congelamento e scongelamento in quanto ad ogni ciclo c’è un richiamo d’acqua e la maggior quantità d’acqua facilita la trasmissione del freddo. La crioterapia può essere usata come trattamento di scelta, come metodo alternativo e in aggiunta ad altre terapie. Fra le lesioni benigne trattabili, alcune sono di interesse prettamente estetico quali le lentigo solari e senili, le cheratosi seborroiche e attiniche, i fibromi penduli, l’acne (volgare, cistica, cheloidea); altre patologie di interesse dermatologico sottoponibili a crioterapia sono le verruche sia piane che volgari, i condilomi, le discheratosi e gli epiteliomi basocellulari superficiali. L’azoto liquido (-196°C) è oggi il criogeno più usato e versatile: permette la tecnica a bastoncino, la tecnica spray e quella mediante sonde a contatto. Attualmente si tende ad abbandonare la procedura a bastoncino in quanto molto imprecisa e piuttosto rischiosa in quanto di difficile valutazione. Nell’ambulatorio medico l’azoto liquido viene conservato in contenitori/dewar dai quali può essere facilmente immesso negli apparecchi di crioterapia ricorrendo alla tecnica spray o a contatto. Gli apparecchi di crioterapia più utilizzati sono il CryAc americano e il CryoPro danese. L’azoto liquido è il criogeno più aggressivo e quindi necessita di particolare attenzione nell’utilizzo. Di particolare interesse in crioterapia è l’uso del protossido d’azoto (-89°C). Questo gas, a differenza dell’azoto, può essere sigillato in bombole/cartucce di piccole dimensioni che consentono quindi la messa in commercio di apparecchiature di proporzioni molto ridotte. Ne consegue non solo una estrema maneggevolezza ma anche una vantaggiosissima facilità di trasporto dello strumento nel caso, ad esempio, di eventuali interventi in ambulatori diversi. La quantità di protossido di azoto contenuto in una bombola, nonostante le piccole dimensioni degli strumenti, è comunque tale da permettere un elevato numero di trattamenti. è evidente che l’interesse predominante dell’uso del protossido d’azoto risiede nella bassa temperatura del gas e nell’efficacia terapeutica che ne deriva.

mercoledì 22 febbraio 2012

Apre lo Sportello Pip: una linea diretta tra i chirurghi plastici Aicpe e le pazienti


"Vogliamo fare chiarezza e aiutare le donne che hanno una protesi Pip" dice il segretario di Aicpe, Eugenio Gandolfi
Uno strumento di aiuto e supporto per le donne a cui è stata impiantata una protesi Pip al seno: è lo Sportello Pip, attivato da Aicpe, Associazione italiana chirurghi plastici estetici, per dare una risposta personalizzata, competente e autorevole a tutte le pazienti che hanno dubbi o perplessità sull'argomento. Aicpe ha infatti attivato l'indirizzo mail sportellopip@aicpe.ital quale rivolgersi per avere, gratuitamente, chiarimenti e spiegazioni da medici professionisti.
«Sulla vicenda delle protesi Pip, che noi chirurghi siamo i primi a definire scandalosa, c'è molta disinformazione - afferma Eugenio Gandolfi, segretario di Aicpe -. Sono girate notizie poco corrette e imprecise e le pazienti si sono sentite, comprensibilmente, disorientate, prese in giro e spaventate, senza contare poi l'alto rischio di speculazione da parte di colleghi poco seri. Come associazione vogliamo dare alle pazienti un segnale forte e offrire un aiuto concreto: noi siamo dalla loro parte, comprendiamo i loro dubbi e ci teniamo a fare chiarezza. A fronte delle rotture e delle infezioni che si sono verificate in alcune pazienti, esiste un problema di carattere psicologico: molte donne vivono con estrema ansia questa situazione e devono poter trovare un professionista in grado di spiegare loro la situazione».
Lo Sportello Pip vuole essere una voce autorevole sulla questione oltre che un punto dove i medici di Aicpe si mettono in ascolto: «Risponderemo alle domande delle pazienti e ascolteremo le loro paure - spiega Gandolfi -. Vogliamo informare sui dati scientifici di cui siamo in possesso, mettere al corrente dei rischi che si corrono, ma anche evitare inutili preoccupazioni. Ovviamente il nostro vuole essere uno strumento di supporto, non vogliamo sostituirci alle visite mediche e ai controlli che è necessario effettuare. Ogni caso deve essere poi valutato individualmente da uno specialista: raccomandiamo a chi si è sottoposto ad un intervento di rivolgersi al proprio chirurgo di fiducia per monitorare la situazione e prendere le dovute misure di controllo o terapeutiche».
Aicpe si è già schierata nella contorta vicenda delle protesi Pip: oltre a presentare una denuncia contro il produttore francese e contro l'ente di controllo tedesco, si ritiene parte lesa.: «È ingiusto attribuire a noi chirurghi colpe che non abbiamo - prosegue Gandolfi -. Abbiamo utilizzato strumenti certificati - le Pip erano regolarmente marcate CE - e che non presentavano sia dal punto di vista estetico sia da quello economico evidenze di possibili anomalie. Come chirurghi plastici ci riteniamo truffati a nostra volta».
Per rivolgere ai chirurghi domande o perplessità è possibile scrivere all'indirizzo mail sportellopip@aicpe.it. A rispondere sono gli esperti Aicpe, l'associazione che riunisce, unica in Italia, i medici specialisti in chirurgia plastica estetica. I soci sono professionisti con anni di esperienza alle spalle e una conoscenza approfondita del caso Pip.
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito oltre un centinaio di chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Caratteristiche dell'associazione sono avere come associati solo professionisti, specialisti in chirurgia plastica, che hanno come attività principale la chirurgia a fine estetico e la rigida adesione a un codice etico e di comportamento da seguire non solo quando si indossa il camice, ma in tutti i momenti della vita. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

martedì 29 novembre 2011

Liberare il naso per migliorare la vita


Era il 1994, si stavano disputando i mondiali di calcio negli Stati Uniti, quando per la prima volta gli italiani videro i giocatori che rappresentavano i colori del proprio paese fare il loro ingresso con evidenti cerotti sul naso. La spiegazione fu che quel cerotto serviva a rendere più fluido il respiro degli atleti, migliorando così le loro prestazioni agonistiche. Con un certo scetticismo, dobbiamo ammetterlo, la novità fu registrata per poi divenire, nell’arco di pochi anni, quasi una consuetudine non solo nel mondo del calcio ma anche in quello dell’altletica, dello sci, del nuoto, ecc... Effettivamente questo semplice accorgimento non solo funzionava ma anzi si dimostrò una molla efficacissima per la ricerca indirizzata a fornire nuove tecnologie agli atleti che ne migliorassero il rendimento senza andare contro i regolamenti. Nel corso di circa un decennio sono nati così i costumi a pelle di squalo di Thorpe e le mute idrorepellenti per il nuoto, le mascherine salva faccia per i giocatori appena operati al volto, per garantire loro un più veloce recupero, ecc... Non stupisce quindi che anche la chirurgia plastica fosse chiamata in causa. Anzi, come ci spiega il Prof. Piero Lorenzetti - Chirurgo plastico e Direttore scientifico del Villa Borghese Institute di Roma: “sempre più atleti, sia professionisti che dilettanti, si sottopongono a interventi per risolvere diversi problemi respiratori e migliorare le proprie prestazioni sportive”. La corretta respirazione per chi pratica sport è molto importante e aiuta a garantire una più elevata prestazione muscolare. Risolvere eventuali problemi respiratori è un problema che coinvolge chi, a livello professionale o amatoriale, pratica numerose attività sportive. In tutte le discipline, infatti, la resistenza è fondamentale, in particolare in sport come il running, il nuoto, lo sci di fondo, e la respirazione svolge un ruolo essenziale nella pratica e nel recupero d’ossigeno, soprattutto quando il corpo è sotto sforzo. Migliorare la pervietà delle cavità nasali aiuta certamente il professionista ma anche lo sportivo amatoriale nella sua prestazione aerobica. Esistono diversi tipi di intervento: quando questo riguarda principalmente la parte respiratoria, cioè la parte funzionale, parliamo di settoplastica. Se invece, come capita molto spesso oggi, l’intervento si abbina a una rinoplastica, allora prende il nome di rinosettoplastica. Ma come è strutturato l’intervento? L’intervento consiste nel riposizionare in asse il setto nasale, là dove è distorto. Quest’ultimo è costituito principalmente da due componenti: una ossea che è quella posteriore e una cartilaginea, quella anteriore. Quando la deviazione del setto interessa la parte anteriore si riposiziona ad arte solo la parte cartilaginea, utilizzando diverse tecniche. In altri casi si può agire anche posteriormente. Molti disturbi respiratori non sono le­gati solo al setto nasale. Ci sono infatti pazienti che pur avendo un setto storto riescono a respirare discretamente e altri, con un setto abbastanza normale, che respirano male. In questi casi esistono problemi legati ai cosiddetti turbinati, formazioni ossee rivestite di mucosa la cui ipertrofia può dar luogo a difficoltà respiratorie”.
Quanto dura l’intervento?
Circa 45-50 minuti e si può fare tranquillamente in day surgery. è indolore sia nella fase post operatoria che al momento della rimozione dei tamponi che a differenza di quelli usati una volta, non sono fastidiosi perché non aderiscono alla mucosa. La rimozione avviene tra la seconda e la quarta giornata post operatoria, mentre in settima o ottava giornata si toglie l’apparecchio gessato, utilizzato per mantenere le ossa in posizione corretta”.
Quali sono i vantaggi dell’ intervento?
Si ottiene principalmente una maggiore pervità delle cavità nasali e quindi una migliore respirazione. Di conseguenza, per gli sportivi che vi si sottopongono, la soluzione del problema si accompagna anche a migliori prestazioni nella loro disciplina.