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giovedì 27 giugno 2013

Proteggere la pelle dal sole


Come scegliere il filtro solare
In farmacia, in profumeria, ma anche nel chiosco dello stabilimento sulla spiaggia, c’è un’ampia selezione di filtri solari disponibili, con vari fattori di protezione (SPF), da 4 a 15 o anche di più. Queste alcune regole per orientarsi quando si sceglie un prodotto destinato ai più piccoli.
•I protettori solari non dovrebbero essere usati sui bambini al di sotto dei 6 mesi.
•Per una pelle giovane è meglio preferire una crema con funzione anche idratante in gel a un prodotto a base alcolica.
•Un filtro solare in stick o un burro di cacao SPF 15 è ideale per il viso e le mani. Il tipo di cera resta  sulla pelle e non ha un cattivo odore o sapore. Ai bambini può far piacere applicarlo da soli.
•Se un prodotto profumato attrae gli insetti, si può provare uno senza profumazione.
•Il giorno prima di usare un nuovo prodotto su tutto il corpo del bambino si può mettere una piccola quantità di protettore solare sulla parte interna del polso. Se si sviluppa una irritazione o un esantema, cambiate prodotto.
•Spalmare bene sulla pelle del tuo bambino liberamente e in modo uniforme. Se il bambino si dimena, applicare lo schermo solare per prima cosa sulle sue mani.
•Non dimenticare le orecchie, il naso e le labbra del bambino, e la zona intorno agli occhi. Evitare il contatto con gli occhi e con le palpebre.
•Applicare prima di uscire e riapplicare ogni due ore, più spesso se il bambino gioca in acqua o suda molto.
•Una crema a base di ossido di zinco sul naso e sulle labbra potrebbe dare una maggiore protezione se il tuo bambino è grande abbastanza da non toglierlo.
•Non mettere mai un baby oil sulla pelle del bambino prima di uscire.  Rende la pelle traslucida, facendo in modo che i raggi solari passino attraverso più facilmente.


venerdì 14 settembre 2012

Tutto sull’herpes labiale nel nuovo sito firmato Novartis.



Settembre 2012. E’ arrivato in rete herpeslabialenoproblem.it il nuovo sito firmato Novartis Consumer Health dedicato all’herpes labiale e  alla novità di Novartis per  battere l’herpes labiale sul tempo con un’ applicazione quasi invisibile sulle labbra.

Uno strumento rapido ed intuitivo, dal layout accattivante, che approfondisce in modo chiaro ed esaustivo i più comuni fastidi legati all’herpes labiale. Ricco di pratici ed utili consigli su come riconoscerlo, distinguerlo e curarlo, herpeslabialenoproblem.it offre un valido supporto per prevenire ed alleviare la sintomatologia utilizzando un farmaco antivirale per uso topico a base di PENCICLOVIR, che grazie alla sua colorazione, risulta quasi “invisibile” sulle labbra

L’header del sito costituisce un ricordo costante ai tre principali benefici del prodotto: efficacia, rapidità d’azione e formulazione quasi invisibile sulle labbra.
Come già intuibile dalla HOME di  herpeslabialenoproblem.it il percorso è strutturato su tre aree, consentendo una navigazione facile senza rinunciare alla qualità dei contenuti. Le due icone in evidenza guidano l’utente a conoscere meglio “il prodotto”, spiegando come sia in grado di trattare l’herpes labiale rendendo meno evidenti i segni della lesione e allo stesso tempo eliminando gli inestetismi legati al colore bianco delle creme tradizionali, e “l’herpes labiale”, sezione dove vengono fornite informazioni utili su come identificarlo sin dai primi sintomi e combatterlo.

Sempre dalla HOME si accede anche alla terza area, “Herpes labiale? Ecco i consigli utili”, dedicata ad una raccolta di domande e risposte relative all’herpes labiale, strutturata per argomento e di rapida e facile consultazione.
Quest’ampia area ricca di contenuti e suggerimenti, può essere considerata una sorta guida rapida all’herpes labiale, particolarmente utile considerando quante false credenze sono  diffuse su questo virus e sui metodi per guarirlo.
Attraverso la sezione dedicata alle “domande frequenti” il sito offre quindi uno strumento particolarmente utile e user friendly, date la ricchezza e la facilità di reperimento dei contenuti, che consente di  conoscere in pochi minuti un virus molto fastidioso e fare chiarezza sui molti dubbi che lo riguardano.


Clicca e torna a sorridere con herpeslabialenoproblem.it!

martedì 4 settembre 2012

Proteggere la pelle con la tanaka

Le donne birmane sono fra le più belle al mondo. La pelle diafana e priva di imperfezioni del loro viso costituisce una delle principali caratteristiche che rendono ineguagliabile una bellezza senza tempo e senza paragoni. Ma cosa rende la loro cute così sana e senza macchie? In un recente viaggio compiuto nel lontano Paese orientale che una volta era conosciuto come Birmania e ora viene chiamato Myamar, abbiamo forse trovato la risposta al nostro quesito. In lingua birmana si chiama tanaka e con questo termine si indica una preparazione derivante dalla lavorazione del legno di sandalo. I rami della pianta, ridotti a tronchetti, costituiscono la materia base di formulazioni finalizzate a proteggere la pelle del volto. Si tratta di un uso tradizionale che risale all’antichità. Ancora oggi le donne di tutte le condizioni economiche posseggono nel proprio corredo una piccola piastra rotante in pietra su cui viene strofinato il tronchetto di sandalo, con l’aggiunta di alcune gocce di acqua che elimina l’attrito, riduce la temperatura e determina una piccola poltiglia che rappresenta la base della formulazione che va applicata sul volto. Questa tradizionale autoproduzione di un cosmetico fresco e a costo relativamente contenuto (il prezzo del legno è abbastanza alto), è diffusa in tutto il Paese e ciò appare estremamente evidente dal fatto che ovunque, sia nelle città che nelle campagne, tantissime donne girano per strada con il volto coperto di una polvere bianca. Il legno di sandalo ha proprietà potente funzione naturale antisettica e germicida, in particolare per le pelli grasse e oleose. Una delle proprietà più importanti, oltre alla normalizzazione delle funzioni della pelle è la capacità di proteggerla dai danni del sole. La crema di sandalo, prodotta quotidianamente fresca, va applicata al mattino e resta sulla pelle del viso tutto il giorno, e non c’è alcun imbarazzo per le donne a indossarla anche al lavoro. A livello industriale l’olio di sandalo ha diversi usi cosmetici e, per la sua fragranza dolce ed esotica, viene inserito come fissativo nei migliori profumi. Lo si ritrova nelle lozioni corpo, negli idratanti viso e struccanti per gli occhi, nelle creme da barba, nei protettori solari oltre che negli oli da massaggio cui, si dice, conferisca anche un effetto rilassante. Quest’ultima proprietà, come per molte altre fragranze, ha tradizionalmente orientato il suo uso nell’ambito delle cerimonie religiose consacrandolo a essenza in grado di ristabilire l’equilibrio fra corpo e mente. 

lunedì 9 luglio 2012

Idratazione e cura della pelle: i risultati di una ricerca europea



Una ricerca condotta in UK, Francia, Germania, Spagna e Italia da Consumer Analysis con il contributo di Allergan fa emergere preoccupazioni e incongruenze in tema di idratazione e cura della pelle e le cause del suo invecchiamento. Il 95% degli 11.000 intervistati non associa la formazione di rughe alla disidratazione della pelle, eppure quasi tutti concordano sulla necessità di mantenerla idratata perché rimanga sana, fresca e con un aspetto giovane e per il 23% le rughe sono la prima preoccupazione riguardo alla propria pelle. 
L’obiettivo principale di questa ricerca, la più ampia del suo genere - ha coinvolto 11.000 soggetti - era quello di capire cosa gli Europei sanno in tema di idratazione della pelle e le relative modalità per prendersene cura. 
11.000 gli intervistati, sia uomini che donne, in Europa – e nello specifico in Italia, Francia, Germania, Spagna e UK, accomunati dal una serie di dati tra cui spicca la mancanza di conoscenza della relazione tra idratazione della pelle e comparsa delle rughe. Circa il 95% degli intervistati infatti non correla i due elementi e questo nonostante quasi tutti (Italia 90%, Spagna 84%, UK 83%, Germania 81%, Francia 80%) concordino sul fatto che per avere una pelle sana, fresca e di aspetto giovane è importante mantenerla ben idratata. Di fatto, più del 45% di uomini e del 41% delle donne non sa esattamente cosa significhi “pelle disidratata”, pur avendo tra le loro maggiori preoccupazioni – per il 23% - riguardo alla pelle proprio la formazione delle rughe
La definizione di pelle sana varia da Paese a Paese: per Tedeschi (64%), Inglesi (57%) e Italiani (52%) è sana una pelle senza macchie o imperfezioni, per i Francesi (59%) quella luminosa, mentre per gli Spagnoli (55%) quella visibilmente liscia
Nei Paesi più a Nord (Germania 41%, Francia 24%, UK 32%) ci si preoccupa di più della salute della pelle nei mesi invernali, mentre in Italia (31%) e Spagna (35%) si temono di più i mesi estivi. 
Nonostante si prendano cura della pelle con creme e lozioni, sono tanti coloro che non sono soddisfatti dei risultati e ritengono che queste misure non siano efficaci per l’idratazione della pelle nel lungo periodo e per ridurre i segni dell’invecchiamento: tra i più insoddisfatti i Francesi – ben il 47% - seguiti dai Tedeschi e dagli Italiani (36%), dagli Inglesi (32%) e infine gli Spagnoli (23%). 
In linea con questi dati, gli intervistati stanno considerando di passare da trattamenti di superficie quali creme e lozioni a un vero e proprio trattamento iniettabile di idratazione profonda, con differenze minime tra Paesi (tra il 21% e il 23%) 
Focus Italia 
In Italia 9 persone su 10 ritengono importante mantenere idratata la propria pelle, specialmente quella del viso e per assicurarsi di avere comunque una pelle ben idratata. Per ottenere questo risultato, il 66% del campione italiano usa creme o lozioni idratanti, beve molta acqua (il 65%) e utilizza – il 24% - una crema o una lozione specifica per pelli disidratate. Ben il 36% però non è soddisfatto dei risultati e ritiene che le creme non siano realmente efficaci per idratare la pelle nel lungo periodo, né per ridurre le rughe. 
Non sorprende allora, forse, che ben il 43% degli Italiani ogni anno prenda in considerazione l’ipotesi di un fare un lifting al viso o un trattamento iniettabile di idratazione profonda e il 12% ci pensi addirittura una volta a settimana o più spesso
La ricerca conferma poi un trend in continua crescita negli anni recenti ovvero: gli uomini italiani si prendono molta cura del proprio aspetto, in alcuni casi più delle donne. Essi sono tra i più attenti (82%), preceduti solo dagli Spagnoli (85%) e, sorprendentemente si preoccupano molto di più della mancanza di tono della pelle (91%) e delle rughe 
(83%) che non di diventare calvi (81%) o di avere i capelli grigi (72%). La ricerca evidenzia che l’8% degli uomini già si sottopone a trattamenti viso per mantenere la pelle idratata . 
LA RICERCA 
La ricerca “SKIN HYDRATION & ANTI-AGEING – EUROPEAN SURVEY REPORT”, la più ampia nel suo genere, è stata condotta da Consumer Analysis Ltd.1 su un campione di più di 11.0002 uomini e donne europei di età compresa tra 21 e 59 anni, rappresentativo sia delle singole popolazioni di UK, Francia, Germania, Italia e Spagna, sia del peso di questi Paesi sulla popolazione europea. 
L’obiettivo della ricerca era di indagare livello di comprensione, attitudini e comportamenti circa l’idratazione della pelle e il ruolo che gioca nel processo anti-età. La ricerca è stata anche strutturata per comparare quanta importanza le donne e gli uomini ripongono nelle opzioni di trattamento anti-età e quali azioni le persone intraprendono per preservare un aspetto giovane. Infine, poiché molte persone hanno iniziato ad apprezzare e ad accettare i benefici dei trattamenti cosmetici iniettabili, la ricerca esplora quanto le persone hanno realmente confidenza con queste procedure, in particolare riguardo al mantenere la pelle idratata e luminosa. 
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Allergan Inc. è una società che opera nel settore sanitario, multispecialistica; fondata 60 anni fa, con l’impegno e l’obiettivo di sviluppare trattamenti innovativi per aiutare le persone a raggiungere il proprio potenziale di vita. La società oggi conta circa 10.000 dipendenti in più di 100 paesi, con una struttura di marketing e vendite globale con un ampio e dinamico portafoglio di prodotti, che variano dalle specialità medicinali, ai dispositivi medici. Inoltre dispone di tecnologie d’avanguardia in Ricerca e Sviluppo, nella produzione e nei controlli della sicurezza, che aiutano milioni di pazienti a vedere meglio, a muoversi più liberamente e a esprimersi in modo più completo. Dagli inizi, quando era una società specializzata nella cura dell’occhio, all’attuale specializzazione in vari campi medici (fra cui l’oftalmologia, le neuroscienze, l’obesità e la medicina estetica e la dermatologia), Allergan è orgogliosa di festeggiare 60 anni di progressi medici ed è orgogliosa di sostenere i pazienti e i medici che confidano nei suoi prodotti, nonché il personale e le comunità nelle quali vive e lavora. 

giovedì 22 marzo 2012

Anche la crioterapia diventa low cost


In medicina ci sono diverse certezze. Una di queste è che la crioterapia è una metodica efficace per il trattamento di lesioni cutanee superficiali di natura benigna e premaligna. L’uso del freddo in medicina è prassi piuttosto antica; soltanto in tempi relativamente recenti si sono chiariti alcuni meccanismi che hanno permesso di perfezionare le tecniche e scegliere più accuratamente le indicazioni. Le alterazioni biologiche che seguono all’abbassamento della temperatura dei tessuti sono diverse se questo è lento o rapido. Il congelamento lento determina la formazione di cristalli di ghiaccio extracellulari, mentre quello rapido produce ghiaccio intracellulare. Il congelamento lento è un’evenienza poco controllabile in quanto è molto difficile valutare la profondità e l’estensione del danno prodotto. Per esemplificare, il congelamento lento è quello che avviene in montagna o nei climi particolarmente freddi allorché, al pallore della superficie cutanea segue una necrosi massiva della regione interessata: è evidente che tutto ciò non può avere fini terapeutici. Il raffreddamento rapido, invece,  provoca un congelamento dell’acqua intracellulare, riduzione degli ioni, alterazione delle proteine e degli enzimi con sconvolgimento degli scambi di membrana. Tutto ciò si traduce in un danno tissutale molto più preciso e controllabile tanto che, nei tempi di applicazione terapeutici, si ottiene sempre un distacco dermo-epidermico senza danno al derma e quindi una guarigione senza cicatrice. Il danno tissutale è dovuto sia ad effetti diretti sul tessuto sia alla stasi venosa che si instaura dopo lo scongelamento. I massimi effetti distruttivi sono determinati da cicli ripetuti di congelamento e scongelamento in quanto ad ogni ciclo c’è un richiamo d’acqua e la maggior quantità d’acqua facilita la trasmissione del freddo. La crioterapia può essere usata come trattamento di scelta, come metodo alternativo e in aggiunta ad altre terapie. Fra le lesioni benigne trattabili, alcune sono di interesse prettamente estetico quali le lentigo solari e senili, le cheratosi seborroiche e attiniche, i fibromi penduli, l’acne (volgare, cistica, cheloidea); altre patologie di interesse dermatologico sottoponibili a crioterapia sono le verruche sia piane che volgari, i condilomi, le discheratosi e gli epiteliomi basocellulari superficiali. L’azoto liquido (-196°C) è oggi il criogeno più usato e versatile: permette la tecnica a bastoncino, la tecnica spray e quella mediante sonde a contatto. Attualmente si tende ad abbandonare la procedura a bastoncino in quanto molto imprecisa e piuttosto rischiosa in quanto di difficile valutazione. Nell’ambulatorio medico l’azoto liquido viene conservato in contenitori/dewar dai quali può essere facilmente immesso negli apparecchi di crioterapia ricorrendo alla tecnica spray o a contatto. Gli apparecchi di crioterapia più utilizzati sono il CryAc americano e il CryoPro danese. L’azoto liquido è il criogeno più aggressivo e quindi necessita di particolare attenzione nell’utilizzo. Di particolare interesse in crioterapia è l’uso del protossido d’azoto (-89°C). Questo gas, a differenza dell’azoto, può essere sigillato in bombole/cartucce di piccole dimensioni che consentono quindi la messa in commercio di apparecchiature di proporzioni molto ridotte. Ne consegue non solo una estrema maneggevolezza ma anche una vantaggiosissima facilità di trasporto dello strumento nel caso, ad esempio, di eventuali interventi in ambulatori diversi. La quantità di protossido di azoto contenuto in una bombola, nonostante le piccole dimensioni degli strumenti, è comunque tale da permettere un elevato numero di trattamenti. è evidente che l’interesse predominante dell’uso del protossido d’azoto risiede nella bassa temperatura del gas e nell’efficacia terapeutica che ne deriva.

Conservanti sì conservanti no

C’è chi sostiene che la vera bellezza del viso di una donna traspaia solo quando è senza trucco. Secondo altri, al contrario, ogni volto a suo modo è dotato di bellezza e un make-up ben eseguito non fa che esaltarne le peculiarità che già possiede, dando la possibilità a chiunque di apparire attraente. Che si preferisca un effetto naturale o viceversa più sofisticato, è indubbio che ogni donna oggi utilizza per la propria immagine numerosi prodotti cosmetici che vanno da una semplice crema per il viso all’ombretto più tecnologico. Anche perché, come dicono tanti professionisti dell’immagine, il vero look acqua e sapone non è mai esistito e anzi per essere realizzato necessita dell’utilizzo di parecchi prodotti. Ed è qui che sorgono i problemi: i prodotti di make up sono in larga parte anidri e ricchi di pigmenti organici e inorganici e la loro persistenza protratta nel tempo sulla pelle, può creare diversi problemi in quanto eventuali impurità e molecole potenzialmente nocive, diluite col sudore possono penetrare nello strato corneo. I metalli pesanti, tra cui il Nichel in primis, sono per esempio impurezze molto frequenti nei cosmetici ed è ormai stranoto come possano essere la causa di allergie anche gravi e avere effetti nocivi su tutto l’organismo. Un altro fattore di rischio è costituito dai conservanti necessari affinché i prodotti che si utilizzano durino nel tempo. Proprio su questa componente delle formulazioni in commercio andrebbe fatta un pò di chiarezza. Innanzi tutto va detto che i cosmetici che hanno conservanti sono quelli che contengono anche acqua. Gli olii e il burro di cacao a esempio non ne hanno bisogno. Inoltre è necessario capire che i conservanti, quando sono presenti, svolgono l’importante compito di preservare un prodotto nel tempo esattamente come quelli contenuti nei cibi. Essi combattono i microorganismi come i batteri e non permettono alle muffe di attecchire. La loro presenza quindi appare quasi necessaria soprattutto dopo l’apertura del prodotto, quando cioè il rischio contaminazione è più alto. Un cosmetico deteriorato può causare gli stessi rischi di infezione e allergia di uno che non rispetta i parametri sulle numerose sostanze tossiche cui abbiamo accennato pocanzi. I rischi per i conservanti semmai esistono quando le aziende che producono i cosmetici non rispettano le norme già vigenti e quindi eccedono nel loro quantitativo. Anche in questo caso però va fatta una precisazione: non è l’elevato numero di conservanti a creare problemi bensì il quantitativo superiore alla norma di anche uno solo di essi. Esistono comunque anche dei conservanti nocivi tout cort e per questo non ammessi dalla legge. Il Kathon ad esempio è uno di questi. Si tratta di un battericida di sintesi ad ampio spettro, attivo anche a bassi dosaggi, considerato un forte sensibilizzante. Il Quaternium 15 è un’altra sostanza antisettica altamente tossica costituita da un sale di ammonio quaternario. Esso rilascia formaldeide e produce sensibilizzazione come anche l’Imidazolidinyl urea. Discorso a parte meritano i parabeni, largamente usati nelle formulazioni cosmetiche. Molti studi hanno dimostrato che queste sostanze penetrano nella pelle e possono essere rintracciati nel sangue anche per qualche minuto dopo l'applicazione. Ancora oggi è dibattuto se si tratti di sostanze nocive o meno. Il Comitato Scientifico dell’Unione Europa per la Sicurezza del Consumatore (SCCS), formato da ricercatori e scienziati col compito di formulare pareri sui rischi per la salute e la sicurezza dei prodotti di consumo, nel 2010 ha condotto uno studio sul butyl-paraben e il propyl-paraben. Poiché i dati non erano sufficienti a trarre conclusioni sugli effetti delle sostanze sul sistema ormonale, il SCCS ha concluso che il loro uso è sicuro fino a una concentrazione dello 0.19%. Peccato però che oggi la legge consenta l'utilizzo di concentrazioni più elevate, fino allo 0.4% per gli esteri e fino allo 0.8% per le miscele di esteri. Mentre sono risultati completamente sicuri il methyl-paraben e l'ethyl-paraben. Famoso poi lo studio della biologa Philippa Darbre, dell'università di Reading (Regno Unito) pubblicato nel 2004 sul Journal of Applied Toxicology, secondo cui ci sarebbe una corrispondenza (ma i test sono stati eseguiti solo su venti soggetti) tra l’utilizzo di sostanze contenenti parabeni e l’insorgenza di tumore al seno. Verità o allarmismo? Ad oggi non esiste sicurezza e del resto la scelta di moltissime aziende cosmetiche di ripiegare su sostanze naturali per la conservazione di propri prodotti sembra comunque essere ispirata da una sana prudenza. Tuttavia non sempre la nomenclatura “naturale” corrisponde a una reale mancanza di conservanti e anche se vige l’obbligo di esporre sull’etichetta l’elenco di tutte le sostanze che compongo la formulazione, non tutti sanno a cosa corrispondono le tante sigle che in essa appaiono. L’unica soluzione resta, almeno per i parabeni, di preferire i prodotti che hanno la dicitura Parabens Free e soprattutto di comprare prodotti certificati che hanno nella provenienza sicura la più importante garanzia sulla loro composizione.

mercoledì 22 febbraio 2012

PIU’ TUTELE PER GLI UTENTI DI SOCIAL NETWORK, BLOG E FORUM DEDICATI ALLA SALUTE


Prevista per i siti l’ “avvertenza di rischio”

Più tutele per chi è iscritto a social network dedicati alla salute, partecipa a blog e a forum di discussione o segue siti web che si occupano esclusivamente di tematiche sanitarie. Da oggi in poi i gestori di questi siti saranno tenuti a fornire agli utenti una specifica “avvertenza”, che informi sui rischi di esporsi in rete con la propria patologia.
E’ quanto stabiliscono le “Linee guida” per i siti web dedicati alla salute (che non riguardano comunque i servizi di assistenza sanitaria on line e la telemedicina) varate dal Garante privacy e pubblicata oggi sulla G.U.
Il ricorso sempre più crescente alla rete da parte di persone che, nell’ambio di siti web, blog, forum, social network si scambiano informazioni, inviano commenti, chiedono consigli o consulenze, presenta, insieme ad un innegabile vantaggio per gli utenti, anche potenziali rischi connessi alla pubblicazione e alla diffusione on line dei dati relativi alla loro salute.
In base alle Linee guida del Garante, i gestori di siti, blog, forum, social network dedicati a tematiche relative alla salute, che prevedano o meno la registrazione degli utenti, dovranno inserire nella loro home page una specifica “avvertenza di rischio”, il cui scopo sarà quello di richiamare l’attenzione sui rischi connessi al fatto di rendersi identificabili sul web in relazione alla propria patologia. E questo anche alla luce della possibilità che tali informazioni possano essere indicizzate dai motori di ricerca generalisti o conosciuti dalla generalità degli utenti Internet e non dai soli iscritti al sito.
L’utente, così avvisato, potrà fare attenzione e decidere in modo più consapevole se inserire o meno dati personali (es. nome, cognome e-mail etc.) che possano rivelare, anche indirettamente, la propria identità o quella di terzi, così come se pubblicare foto o video che consentano di rendere identificabili persone e luoghi. L’utente sarà invitato a dare conferma di aver preso visione dell’ “avvertenza di rischio”, barrando un’apposita casella.
I siti che prevedono la registrazione saranno tenuti anche ad informare gli utenti sugli scopi per i quali i dati sono richiesti, sulle modalità del loro trattamento, sui tempi di conservazione, sul diritto di cancellare, aggiornare, rettificare o integrare i dati così raccolti, come previsto dal Codice privacy.
Il Garante ha stabilito, infine, che i dati raccolti dai gestori dei siti dovranno essere protetti da rigorose misure di sicurezza, dovranno restare riservati e non essere comunicati o diffusi a terzi, e dovranno essere trattati solo da personale autorizzato.

mercoledì 4 gennaio 2012

Oleosa o asfittica: identikit della pelle seborroica


Aspetto lucido, untuosa al tatto, pori dilatati e brufoletti. È semplice riconoscere una pelle seborroica, comunemente detta grassa. Ogni brava estetista sa che, all’origine di questo tipo di cute, c’è  una eccessiva secrezione delle ghiandole sebacee che provoca una serie di fastidiosi problemi estetici. La pelle appare sgranata, poco compatta, oleosa e il trucco non tiene bene. Punti neri, brufoli e impurità localizzate costellano il viso, soprattutto nella “zona T”, la più critica: mento, naso e fronte. Questi disturbi estetici sono tali da provocare anche conseguenze psicologiche. Entrare in relazione con gli altri con un viso lucido, oleoso, pieno di impurità o, peggio, con piccole cicatrici da lesioni acneiche trascurate non è infatti facile, e può causare imbarazzo e disagio. Oltre il 30% delle donne tra i 15 e i 35 anni sono affette dalla seborrea, lo squilibrio che comporta l’eccessiva produzione di sebo, la naturale sostanza grassa che rende la pelle meno vulnerabile all’attacco di batteri e fattori esterni, quali smog, polveri e inquinamento. Spesso questi problemi sorgono nella fase della pubertà e in momenti di intenso stress, sia fisico che mentale e sono il risultato di una iperattività della ghiandola sebacea che, sotto la spinta degli ormoni, produce una quantità di sebo superiore alla normalità. A volte la produzione di questo grasso cambia non solo in quantità ma in qualità diventando più fluente oppure più denso. Proprio questa diversa consistenza determina due tipi di pelle grassa. La cute oleosa, ricca di sebo fluido, è visivamente lucida, viscida, con i pori dilatati. A ciò spesso si aggiunge un’abbondante sudorazione ed è proprio l’associazione dei due tipi di ipersecrezione che determina l’aspetto untuoso e sudato della pelle. La pelle cosiddetta asfittica, invece, appare cerosa, secca e spessa a causa della seborrea solida: il sebo indurito ristagna nel follicolo e lo ostruisce dando origine ai comedoni, gli impopolari punti neri. Spesso questa condizione degenera, sfociando nell’acne sul viso ma anche su spalle, petto e braccia. La prima vera arma contro questi inestetismi è la corretta detersione quotidiana, che deve essere meticolosa e costante, ma non aggressiva, per eliminare il sebo in eccesso e mantenere così l’equilibrio fisiologico della cute. Altro suggerimento è quello di toccarsi il viso il meno possibile e comunque sempre con le mani pulite. La maggior parte degli interventi cosmetici da proporre in Istituto si basano sull’utilizzo di preparati igienici equilibranti e di prodotti astringenti, emollienti e sebo-regolatori. Utili, le maschere a base di argilla, che hanno il potere di purificare a fondo i pori e di asciugare il sebo in eccesso, ma senza per questo irritare o seccare eccessivamente. Attenzione, però: la pelle seborroica può diventare sensibile e fragile se disidratata o sottoposta a trattamenti aggressivi. Ma a tutto c’è rimedio: per mimetizzare gli inestetismi cutanei delle pelli impure, seborroiche e acneiche le estetiste possono proporre anche  numerosi prodotti ad effetto “mat,” che riducono la lucidità e uniformano il colore della pelle, donandole un aspetto vellutato e luminoso.

Aromaterapia: possibili reazioni cutanee


Il potere curativo delle piante è noto da secoli e recentemente molti degli effetti benefici dell’aro­materapia sono stati riconosciuti anche dalla medicina tradizionale. Questo genere di medicina alternativa trova moltissime applicazioni grazie alle numerose proprietà biologiche degli oli essenziali. Infatti, a seconda dei protocolli, queste essenze sono utilizzate come antispastici, analgesici, antimicrobici, balsamici, digestivi, antiossidanti, rilassanti, agendo con efficacia su vari tipi di infiammazione e disturbi della pelle, forme influenzali ma anche manifestazioni tipiche della depressione del sistema immunitario. In questo splendido scenario non bisogna però dimenticare i più elementari principi di precauzione visto che può anche capitare che l’uso degli oli essenziali provochi nei soggetti trattati allergie e intolleranze. Si legge poco di questa eventualità, ma è certo che gli effetti collaterali possono essere molto vari e dipendono dalle modalità di somministrazione di queste sostanze. I più predisposti a sviluppare reazioni allergiche in seguito a trattamenti aromaterapici sono le persone che normalmente soffrono di intolleranze alimentari, asma e altri tipi di allergie. Inoltre, di solito chi manifesta una ipersensibilità verso una determinata sostanza ha un alto potenziale di sviluppare allergie a sostanze simili. Se utilizziamo gli oli essenziali per via esterna, attraverso applicazioni topiche, possiamo andare incontro a reazioni cutanee come eritema, desquamazione, arrossamento, prurito e macchie. Per evitare fenomeni di sensibilizzazione e assuefazione, una stessa essenza non dovrebbe essere usata per più di sei giorni consecutivi. Quando si utilizza per la prima volta un olio essenziale è buona regola verificare che la cliente non sia già allergica. Un accorgimento molto semplice può essere quello di mettere una goccia di olio su un batuffolo di cotone e tenerlo per 24 ore con un cerotto in modo da isolarlo da vari agenti esterni. La zona più adatta per questo test può essere la piega di un gomito. Nel caso comparisse rossore o prurito nella zona interessata sarà necessario evitare o sospendere l’utilizzo di quel tipo di olio. Va precisato che i trattamenti aromaterapici di origine biologica e naturale più raramente provocano intolleranze e reazioni di questo genere. Le cause reali vanno ricercate infatti nella scarsa qualità dei prodotti utilizzati, nella loro contaminazione e nell’adulterazione con composti chimici. I rischi di intolleranze sono aumentati dalla facile reperibilità del prodotto in erboristerie, supermercati, ma anche porta a porta e online. Un evento possibile perché a causa della concorrenza molte aziende che confezionano prodotti aromaterapici, abbassano i costi diluendo gli oli essenziali con sostanze sintetiche, stabilizzatori di profumo, producendo una qualità inferiore. Inoltre gli oli più economici non hanno le stesse proprietà curative e possono risultare tossici. Vendere oli essenziali trattati come “prodotto naturale” può trasmettere l’idea sbagliata di innocuità del prodotto. Stretti controlli qualitativi e la consapevolezza di queste problematiche aiutano a evitare spiacevoli effetti collaterali.

mercoledì 28 dicembre 2011

Dopo l’acne cicatrici indelebili?


Nell’1% degli uomini e nel 5% delle donne, l'acne giovanile lascia sulla superficie cutanea, come triste ricordo, cicatrici deturpanti che, se presenti sul viso, possono costituire un problema estetico molto sentito. L’estetista si confronta ogni giorno con questa realtà ma, a tutt’oggi, ha pochi strumenti per affrontarla, anche se, a differenza di qualche anno fa, può prospettare al cliente un percorso multidisciplinare con cui ottenere risultati soddisfacenti. Esistono numerose varietà di cicatrici: depresse (atrofiche), la cui profondità dipende da gravità e intensità del processo infiammatorio; superficiali, simili a macchie, con fondo lievemente arrossato o iperpigmentato; profonde, tipo piccoli buchi o di diametro maggiore fino a 1-2 cm, con bordi più sfumati, le più deturpanti (i cosiddetti crateri). Meno frequenti quelle di tipo ipertrofico o cheloideo dall’aspetto rilevato con colorito roseo. Le lesioni possono essere sparse qua e là su viso e collo ma anche tanto fitte da dare alla pelle un aspetto a grattugia, arrivando a condizonare, spesso anche sensibilmente, la psicologia dell’individuo e la sua capacità di relazionarsi con gli altri. Il quesito che spesso la cliente pone è se esse si potranno mai cancellare. Prima di tutto bisogna ricordare che tali lesioni sono spesso profonde e bisogna essere pazienti e seguire fino in fondo il programma terapeutico definito, pena delusioni e insoddisfazione. Quello che si può fare sicuramente è migliorarne l’aspetto rendendole meno appariscenti. Il camouflage correttivo, partendo dalla regola ottica per cui la visibilità è maggiore quanto più forte è l’ombra proiettata sul fondo o sulla cute circostante, ottiene miglioramenti estetici livellando con colori neutralizzanti o schiarenti i rilievi delle cicatrici ipertrofiche, abbassando i bordi e sollevando il fondo della depressione cutanea. Ma in un centro di estetica si può fare anche di più, preparando la cute a interventi più aggressivi di competenza medica e chirurgica e mantenendo i risultati raggiunti. Tramite un gommage, oppure con maschere all'argilla, alla menta, alla bardana o lievemente esfolianti. Anche un peeling leggero e superficiale può servire per ridurre la dilatazione dei pori e rimuovere lo strato superficiale di cellule morte, eliminando impurità e opacizzazione della pelle grassa. Ma illustriamo le cure più specificamente mediche. Ne esistono di 3 tipi: trattamenti disepitelializzanti o di resurfacing, come la dermoabrasione e i peeling chimici profondi (TCA, Fenolo, Acido Glicolico al 70%), che levigano la pelle, livellando solo le sporgenze ma lasciando l’infossatura. I tempi di guarigione sono lunghi e a volte incerti con rischio, se fatti male, di danni termici anche irreversibili. Tecniche di riempimento, che consistono nell’impiantare, con microiniezioni, sostanze riassorbibili (fillers di collagene, acido ialuronico o tessuto adiposo del soggetto stesso) nel derma per sollevare il fondo della cicatrice fino al livello della cute sana. Funzionano abbastanza ma la durata varia da soggetto a soggetto e il trattamento va ripetuto. Infine varie tecniche di correzione chirurgica: dallo scollamento della base della cicatrice a cratere dal derma profondo, per provocarne il sollevamento, alla microescissione chirurgica fino alla acne mosaic surgery: tecnica microchirurgica che rimpiazza i buchetti con minuscole tesserine cutanee prelevate dalla regione retroauricolare. Tutti trattamenti ambulatoriali che devono essere eseguiti sempre da un professionista esperto e meglio con il supporto cosmetico dell’estetista di fiducia.

Oleosa o asfittica: identikit della pelle seborroica


Aspetto lucido, untuosa al tatto, pori dilatati e brufoletti. È semplice riconoscere una pelle seborroica, comunemente detta grassa. Ogni brava estetista sa che, all’origine di questo tipo di cute, c’è  una eccessiva secrezione delle ghiandole sebacee che provoca una serie di fastidiosi problemi estetici. La pelle appare sgranata, poco compatta, oleosa e il trucco non tiene bene. Punti neri, brufoli e impurità localizzate costellano il viso, soprattutto nella “zona T”, la più critica: mento, naso e fronte. Questi disturbi estetici sono tali da provocare anche conseguenze psicologiche. Entrare in relazione con gli altri con un viso lucido, oleoso, pieno di impurità o, peggio, con piccole cicatrici da lesioni acneiche trascurate non è infatti facile, e può causare imbarazzo e disagio. Oltre il 30% delle donne tra i 15 e i 35 anni sono affette dalla seborrea, lo squilibrio che comporta l’eccessiva produzione di sebo, la naturale sostanza grassa che rende la pelle meno vulnerabile all’attacco di batteri e fattori esterni, quali smog, polveri e inquinamento. Spesso questi problemi sorgono nella fase della pubertà e in momenti di intenso stress, sia fisico che mentale e sono il risultato di una iperattività della ghiandola sebacea che, sotto la spinta degli ormoni, produce una quantità di sebo superiore alla normalità. A volte la produzione di questo grasso cambia non solo in quantità ma in qualità diventando più fluente oppure più denso. Proprio questa diversa consistenza determina due tipi di pelle grassa. La cute oleosa, ricca di sebo fluido, è visivamente lucida, viscida, con i pori dilatati. A ciò spesso si aggiunge un’abbondante sudorazione ed è proprio l’associazione dei due tipi di ipersecrezione che determina l’aspetto untuoso e sudato della pelle. La pelle cosiddetta asfittica, invece, appare cerosa, secca e spessa a causa della seborrea solida: il sebo indurito ristagna nel follicolo e lo ostruisce dando origine ai comedoni, gli impopolari punti neri. Spesso questa condizione degenera, sfociando nell’acne sul viso ma anche su spalle, petto e braccia. La prima vera arma contro questi inestetismi è la corretta detersione quotidiana, che deve essere meticolosa e costante, ma non aggressiva, per eliminare il sebo in eccesso e mantenere così l’equilibrio fisiologico della cute. Altro suggerimento è quello di toccarsi il viso il meno possibile e comunque sempre con le mani pulite. La maggior parte degli interventi cosmetici da proporre in Istituto si basano sull’utilizzo di preparati igienici equilibranti e di prodotti astringenti, emollienti e sebo-regolatori. Utili, le maschere a base di argilla, che hanno il potere di purificare a fondo i pori e di asciugare il sebo in eccesso, ma senza per questo irritare o seccare eccessivamente. Attenzione, però: la pelle seborroica può diventare sensibile e fragile se disidratata o sottoposta a trattamenti aggressivi. Ma a tutto c’è rimedio: per mimetizzare gli inestetismi cutanei delle pelli impure, seborroiche e acneiche le estetiste possono proporre anche  numerosi prodotti ad effetto “mat,” che riducono la lucidità e uniformano il colore della pelle, donandole un aspetto vellutato e luminoso.