Oltre a essere un inestetismo diffuso (colpisce otto donne su dieci, anche in giovanissima età), la cellulite è una vera e propria patologia. La ipertrofia pannicolo-lobulare, o panniculopatia edemato-fibro-sclerotica, (questi i termini scientifici) costituisce una degenerazione del tessuto adiposo sottocutaneo, solitamente abbinata a un aumento delle cellule grasse e all’alterazione delle pareti dei capillari venosi. La sua insorgenza può avere conseguenze patologiche per la circolazione delle gambe: i liquidi che ristagnano nei tessuti intercellulari e i tessuti intossicati per una mancata ossigenazione portano - se non s’interviene con cure mirate - all’alterazione della struttura connettivale ed elastica del tessuto, con una sregolata proliferazione di fibre. In maniera semplice, quando il tessuto connettivo è poco irrorato dal sangue, i vasi capillari diventano troppo porosi e lasciano fuoriuscire un eccesso di liquidi: il tessuto reagisce indurendosi e intrappolando il grasso sottocutaneo (da qui l’antiestetica “buccia d’arancia”). Nella maggior parte dei casi la cellulite compare prima sulla parte esterna della coscia e sul ginocchio, per poi diffondersi sull’interno coscia, su fianchi, addome, glutei, caviglie e braccia. Difficile a crederci, possono esserne addirittura colpite la nuca e il tratto lombare della schiena. Perché proprio questi punti in particolare? La chiave di lettura sta in una sofferenza della microcircolazione: tutto dipende dal volume di sangue che giunge in determinate regioni del corpo e da come viene distribuito dalla rete dei capillari. Per una serie di fattori costituzionali e ormonali preferisce le donne che oltre ad avere un maggior numero di cellule grasse (adipociti), rispetto all’uomo, concentrate su cosce, fianchi e glutei, sono soggette nel corso del loro ciclo vitale a non indifferenti stimoli ormonali (a esempio durante l’ovulazione, la gravidanza o la pre-menopausa). Questi fattori possono causare un cattivo ritorno venoso (quindi cattiva ossigenazione dei tessuti) e una scarsa circolazione linfatica (quindi difficoltà nell’eliminare le scorie e conseguente ristagno dei liquidi). Neanche l’uomo è del tutto indenne, quattro su dieci hanno problemi di cellulite, concentrata soprattutto su addome, braccia, collo e schiena. La forma maschile di cellulite (che compare in genere dopo i quarant’anni) viene definita idrolipessia, ovvero tendenza a trattenere liquidi nei tessuti. Anche qui le cause sono da attribuire a fattori costituzionali ma anche a scorrette abitudini comportamentali (alimentazione ricca di grassi, sedentarietà, attività sportiva troppo intensa). Molti confondono il grasso localizzato con la cellulite. La differenza invece è sostanziale: nel primo caso, le cellule di grasso sono sane e reattive agli stimoli del metabolismo; in caso di cellulite invece gli adipociti - ingabbiati da fibre di connettivo e dall’acqua travasata dai vasi sanguigni - sono incapaci di rispondere agli stimoli del ricambio. È per questo motivo che una dieta dimagrante da sola non è in grado di debellare la patologia. La cellulite, se non viene contrastata, si evolve in quattro stadi, seguendo un cammino lento che non è mai omogeneo (sullo stesso soggetto si può notare una cellulite al primo stadio sui fianchi e una al quarto sulle cosce). Genericamente si possono considerare tre tipi di cellulite: a cuscinetto (accumulo di cellule lipidiche prevalentemente su fianchi, cosce e ginocchia); diffusa o mista.
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venerdì 28 giugno 2013
lunedì 21 gennaio 2013
Chirurgia plastica, Italia sesta al mondo per numero di interventi nei dati Isaps 2011
Indagine dell' International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS) in 25 paesi: liposuzione e botulino i trattamenti più praticati. In crescita l'Asia, soprattutto per la rinoplastica.
L'Italia si piazza al sesto posto nella classifica mondiale della chirurgia plastica, sia come interventi praticati, sia come numero di professionisti. È quanto emerge dai dati della ricerca "Global study of aesthetic/cosmetic surgery procedures performed in 2011", promossa dall'International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS).
«I dati dell'Isaps sono i più completi che abbiamo a disposizione a livello mondiale e offrono una chiave di lettura importante per interpretare l'andamento del settore della chirurgia plastica» ha detto Gianluca Campiglio, che ricopre il duplice ruolo di segretario nazionale dell'Isaps e membro del direttivo Aicpe (Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica).
Le società di chirurgia plastica nazionali hanno attivamente collaborato per la realizzazione del sondaggio, aiutando a fornire un quadro completo del numero di professionisti che operano nel settore e promuovendo il questionario. Tra queste, per l'Italia c'è anche Aicpe, società scientifica nazionale che raggruppa chirurghi plastici che si dedicano esclusivamente alla chirurgia estetica società italiana.
«Tra i dati più interessanti dell'indagine 2011 condotta dell'Isaps c'è il ruolo dell'Italia, che si conferma e si consolida come Paese chiave nel settore della chirurgia plastica - afferma il segretario dell'Isaps e membro di Aicpe, Campiglio -. Nel nostro Paese si opera soprattutto per aumentare del seno. Nella medicina estetica, a differenza di quanto avviene nel resto del mondo, si registra ancora una certa resistenza nei confronti della tossina botulinica, a causa spesso di informazioni non sempre scientificamente corrette. Ai pazienti italiani piace di più l'acido ialuronico e si sta diffondendo molto anche il lipofilling, ossia il trapianto di grasso autologo».
Interventi più praticati. L'intervento di chirurgia plastica più praticato al mondo si conferma la liposuzione (19.9% di tutte le procedure chirurgiche), "tallonata" dall'aumento del seno (18.9%) e dalla blefaroplastica, il ringiovanimento dello sguardo (11%). Per quanto riguarda la medicina estetica, l'iniezione di tossina botulinica primeggia ovunque, imponendosi con il 38.1% degli interventi. È seguita da acido ialuronico (23.2%) e rimozione dei peli superflui (10.9%).
La geografia della chirurgia plastica. La top five dei paesi in cui si eseguono più interventi di chirurgia plastica vede in testa gli Stati Uniti, seguiti da Brasile, Cina, Giappone e Italia. L'Italia, in particolare è quarta al mondo per numero di interventi di mastoplastica additiva (aumento del seno), con il 5.1% degli interventi, e blefaroplastica, ossia il ringiovanimento dello sguardo, con il 5.9%. Per quanto riguarda la medicina estetica, agli italiani piace soprattutto l'acido ialuronico (quarto posto mondiale, con il 6.4% delle iniezioni) e il lipofilling, ossia l'iniezione del proprio grasso (quinto posto, 5.3%).
L'Asia si conferma il continente in cui si eseguono il maggior numero di interventi da parte di chirurghi plastici. «I paesi asiatici detengono, in particolare, hanno il record di rinoplastiche - osserva Campiglio -. Tra i cinque Paesi in cui è più praticato svetta la Cina, con il 10.8%, che quest'anno ha tolto il primato al Brasile, solo terzo dopo il Giappone e seguito da Stati Uniti e da un altro paese asiatico, la Corea del Sud».
«I dati dell'Isaps sono i più completi che abbiamo a disposizione a livello mondiale e offrono una chiave di lettura importante per interpretare l'andamento del settore della chirurgia plastica» ha detto Gianluca Campiglio, che ricopre il duplice ruolo di segretario nazionale dell'Isaps e membro del direttivo Aicpe (Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica).
Le società di chirurgia plastica nazionali hanno attivamente collaborato per la realizzazione del sondaggio, aiutando a fornire un quadro completo del numero di professionisti che operano nel settore e promuovendo il questionario. Tra queste, per l'Italia c'è anche Aicpe, società scientifica nazionale che raggruppa chirurghi plastici che si dedicano esclusivamente alla chirurgia estetica società italiana.
«Tra i dati più interessanti dell'indagine 2011 condotta dell'Isaps c'è il ruolo dell'Italia, che si conferma e si consolida come Paese chiave nel settore della chirurgia plastica - afferma il segretario dell'Isaps e membro di Aicpe, Campiglio -. Nel nostro Paese si opera soprattutto per aumentare del seno. Nella medicina estetica, a differenza di quanto avviene nel resto del mondo, si registra ancora una certa resistenza nei confronti della tossina botulinica, a causa spesso di informazioni non sempre scientificamente corrette. Ai pazienti italiani piace di più l'acido ialuronico e si sta diffondendo molto anche il lipofilling, ossia il trapianto di grasso autologo».
Interventi più praticati. L'intervento di chirurgia plastica più praticato al mondo si conferma la liposuzione (19.9% di tutte le procedure chirurgiche), "tallonata" dall'aumento del seno (18.9%) e dalla blefaroplastica, il ringiovanimento dello sguardo (11%). Per quanto riguarda la medicina estetica, l'iniezione di tossina botulinica primeggia ovunque, imponendosi con il 38.1% degli interventi. È seguita da acido ialuronico (23.2%) e rimozione dei peli superflui (10.9%).
La geografia della chirurgia plastica. La top five dei paesi in cui si eseguono più interventi di chirurgia plastica vede in testa gli Stati Uniti, seguiti da Brasile, Cina, Giappone e Italia. L'Italia, in particolare è quarta al mondo per numero di interventi di mastoplastica additiva (aumento del seno), con il 5.1% degli interventi, e blefaroplastica, ossia il ringiovanimento dello sguardo, con il 5.9%. Per quanto riguarda la medicina estetica, agli italiani piace soprattutto l'acido ialuronico (quarto posto mondiale, con il 6.4% delle iniezioni) e il lipofilling, ossia l'iniezione del proprio grasso (quinto posto, 5.3%).
L'Asia si conferma il continente in cui si eseguono il maggior numero di interventi da parte di chirurghi plastici. «I paesi asiatici detengono, in particolare, hanno il record di rinoplastiche - osserva Campiglio -. Tra i cinque Paesi in cui è più praticato svetta la Cina, con il 10.8%, che quest'anno ha tolto il primato al Brasile, solo terzo dopo il Giappone e seguito da Stati Uniti e da un altro paese asiatico, la Corea del Sud».
Metodologia: L'analisi dai dati raccolti, piuttosto complessa, è stata affidata alla società Industry Insights, Inc. (www.industryinsights.com), società indipendente degli stati Uniti. Un questionario di due pagine in inglese sul numero di procedure chirurgiche e non chirurgiche eseguite nel 2011 è stato inviato a circa 20mila chirurghi. Non sono stati considerati, a fine statistico, gli interventi estetici eseguiti da professionisti che non sono chirurghi plastici.
La ricerca completa si può trovare al link: www.isaps.org/isaps-global-statistics.html
ISAPS: Fondata 43 anni fa alle Nazioni Unite da un gruppo di chirurghi plastici, l'Isaps è oggi la più grande associazione di categoria, con 2.360 membri in 93 Paesi. I chirurghi, per essere ammessi, sono sottoposti a una rigida selezione e devono avere precise qualifiche e requisiti. La missione dell'Isaps è duplice: da un lato informare i chirurghi plastici sulle ultime tecniche del settore e dall'altro promuovere la sicurezza per i pazienti.
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito 160 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di AICPE possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.
mercoledì 9 gennaio 2013
Detox-time un aiuto dagli agrumi
Le feste sono finite e per molti è
scattata la corsa al recupero della forma perduta.
Secondo i dati rilevati dalla
Coldiretti, nell’anno appena iniziato, gli italiani dovranno smaltire quasi
cento milioni di chili tra pandori e panettoni, ottanta milioni di bottiglie di
spumante, 5 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane,
carne, salumi, formaggi e dolci, ventimila tonnellate di pasta, consumati nelle festività natalizie.
Gli esperti suggeriscono di riprendere,
senza eccessivi tagli calorici, una corretta alimentazione ricca di frutta,
verdura, a base di cibi leggeri e poco elaborati, che preveda il consumo di
acqua e liquidi non gasati, né zuccherini (tisane, the, infusi, spremute …).
Nella dieta disintossicante, depurativa
e rigenerante un ruolo importantissimo è ricoperto da frutta e verdura. E gli
agrumi in particolare offrono un valido aiuto, naturalmente detox:
Limone:
Dotato di proprietà depurative, disintossicanti e rigeneranti, il limone purifica
l'organismo dalle tossine e dalle scorie, fluidifica e pulisce il sangue.
Costituisce un valido aiuto per combattere la cellulite. Il suo succo ha effetti benefici sul fegato,
pancreas e sangue, facilitandone le funzioni.
Pompelmo:
Il pompelmo stimola la
secrezione dei succhi gastrici e biliari avendo quindi proprietà digestive ed
aperitive. E’ inoltre un frutto altamente disintossicante, in grado in grado di
eliminare dai liquidi interni (soprattutto la linfa) le sostanze di scarto
senza lasciare fiacchi e indeboliti, come spesso accade utilizzando altri tipi
di drenanti. Rafforza inoltre stomaco e polmoni, reni
e fegato.
Arancia:
Favorisce la circolazione, ossigena i tessuti e combatte i
radicali liberi. Ha proprietà diuretiche, depurative, mineralizzanti e disintossicanti; aiuta la
digestione favorendo i processi ed il riequilibrio intestinale.
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CENTRIFUGATO DI AGRUMI E CAROTA
-
1 limone
-
1 arancia
-
1 pompelmo giallo
-
2 carote
Tagliare la polpa degli agrumi e
le carote a pezzetti e frullare il tutto.
Servire subito per mantenere le
proprietà.
Per
saperne di più: www.pomplemojaffa.it
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lunedì 9 luglio 2012
Dall'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica il decalogo per aiutare i pazienti nella scelta del medico
Chirurgia plastica: attenzione a chi vi affidate!Molti professionisti propongono interventi senza averne i requisiti: da Aicpe le linee guida per tutelare i pazienti che richiedono interventi di chirurgia estetica
Un settore che fa gola a molti, anzi a troppi, con rischi anche gravi per la salute dei pazienti. Si tratta della chirurgia e medicina estetica, un campo sempre più affollato di professionisti che non sempre hanno le credenziali per lavorarci. L'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) ha messo a punto un vademecum per aiutare i pazienti nella scelta del medico a cui affidarsi per un "ritocchino". «Molti medici offrono prestazioni di chirurgia plastica senza averne i requisiti o propongono trattamenti chirurgici in strutture non adeguate o autorizzate - afferma Mario Pelle Ceravolo, vicepresidente di Aicpe -. I pazienti devono prestare molta attenzione nella scelta del chirurgo, senza fidarsi solo dei messaggi pubblicitari: si rischia non solo di essere insoddisfatti dei risultati, ma anche di subire gravi danni. Gli interventi di chirurgia estetica comportano, di solito, un basso rischio e quindi possono essere eseguiti con molta tranquillità e sicurezza: perché ciò avvenga, tuttavia, è fondamentale che sia l'operatore sia l'ambiente siano adeguati, anche quando si tratta di procedure apparentemente semplici».
Da qui nasce l'idea di un decalogo per il paziente che si affaccia al mondo della chirurgia plastica. Il primo passo è verificare le credenziali del medico a cui ci si rivolge: «In Italia tra chirurghi ufficiali, non ufficiali e abusivi si contano almeno 5.000 medici che praticano la chirurgia plastica, anche se è difficile avere una stima precisa - afferma Pelle Ceravolo -. Gli unici di cui fidarsi sono quelli specializzati in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva ed Estetica, ossia chi, dopo la laurea in Medicina, hanno frequentato per cinque anni una Scuola di Specializzazione Universitaria in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica oppure chi ha maturato un'esperienza comprovata e verificata per almeno cinque anni nel settore». Altri criteri per scegliere il medico di fiducia sono l'eventuale attività ospedaliera o universitaria e l'accreditamento nelle due società scientifiche italiane, Sicpre e Aicpe. «Tutti gli iscritti a queste associazioni devono avere i requisiti per farne parte - prosegue il vicepresidente di Aicpe -. La lista completa dei soci è pubblica e si trova sul sito www.aicpe.org, mentre quella di Sicpre si può reperire su www.sicpre.it». Secondo: è fondamentale informarsi sulla struttura dove vengono eseguiti gli interventi. «Devono essere strutture sanitarie ufficialmente autorizzate - spiega Pelle Ceravolo -. Aicpe si sta muovendo attivamente per ottenere dal Ministero e dagli assessorati competenti un elenco che sia pubblico e facilmente consultabile con le strutture accreditate e gli interventi per i quali sono autorizzate. In alcune regioni è già presente, ma purtroppo non in tutte». Punto tre: è diritto del paziente ottenere notizie sui materiali utilizzati, come protesi o fillers. «È importante sapere cosa verrà utilizzato, assicurarsi che sia di qualità comprovata, prodotta da aziende riconosciute e certificate. Ogni medico deve illustrare ai pazienti ogni prodotto che utilizzerà e consegnare un'etichetta identificativa del prodotto» continua Pelle Ceravolo. Quattro: è consigliabile leggere il consenso informato presentato ai pazienti per qualunque tipo di terapia e chiarire eventuali dubbi con il medico. Quinto: verificare sempre il preventivo dei costi, chiarendo le perplessità su eventuali spese aggiuntive. Punto sei:professionalità e sicurezza hanno un costo. Diffidate di prezzi troppo bassi o di sconti: si tratta di un risparmio ad alto rischio, in quanto a farne le spese di solito sono sicurezza, qualità e affidabilità. Numero sette: informarsi sull'equipe chirurgica,soprattutto sull'anestesista, che ha un ruolo fondamentale sulla sicurezza dell'intervento e sulla tranquillità del paziente. Otto: attenzione a chi pubblicizza la prima visita gratuita. «La prima visita serve allo specialista per ascoltare il paziente, osservarlo ed esaminare a fondo situazione clinica, esigenze e possibilità di trattamento - afferma il vice presidente -. Il medico deve fornire informazioni complete sull'intervento proposto, alternative terapeutiche, tempi di convalescenza, risultati e possibili complicanze, dando al paziente la possibilità di fare domande. Il costo della visita non può essere valutato esclusivamente sul tempo richiesto, ma è frutto di anni di esperienza, studio e aggiornamento. Chi pubblicizza la visita gratuita potrebbe, anche se non è sempre così, non essere del tutto obiettivo nel valutare realisticamente l'opportunità d'intervento». Nono: molti pazienti chiedono al chirurgo di vedere immagini pre e post operatorie. Questa procedura, associata all'uso di programmi al computer per simulare i risultati, può essere importante per migliorare la comprensione dei risultati. «D'altra parte - puntualizza Ceravolo - basare la scelta del chirurgo solo sui meravigliosi risultati illustrati da alcune fotografie non è prudente. Di solito queste immagini rappresentano i migliori risultati ottenuti dal chirurgo, non quelli medi. Se non usati con realismo e serietà, insomma, questi mezzi possono creare nel paziente aspettative irrealistiche e fuorvianti». Decimo: quando si sceglie un chirurgo bisogna valutare, oltre a titoli ed esperienza, «la personalità, il senso di responsabilità, l'onestà intellettuale e quelle caratteristiche umane istintivamente deducibili dal contatto personale che un vero professionista dovrebbe avere. Un buon feeling fra medico e paziente è un requisito indispensabile per l'instaurarsi di un rapporto valido, capace di dare soddisfazioni reciproche».
Da qui nasce l'idea di un decalogo per il paziente che si affaccia al mondo della chirurgia plastica. Il primo passo è verificare le credenziali del medico a cui ci si rivolge: «In Italia tra chirurghi ufficiali, non ufficiali e abusivi si contano almeno 5.000 medici che praticano la chirurgia plastica, anche se è difficile avere una stima precisa - afferma Pelle Ceravolo -. Gli unici di cui fidarsi sono quelli specializzati in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva ed Estetica, ossia chi, dopo la laurea in Medicina, hanno frequentato per cinque anni una Scuola di Specializzazione Universitaria in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica oppure chi ha maturato un'esperienza comprovata e verificata per almeno cinque anni nel settore». Altri criteri per scegliere il medico di fiducia sono l'eventuale attività ospedaliera o universitaria e l'accreditamento nelle due società scientifiche italiane, Sicpre e Aicpe. «Tutti gli iscritti a queste associazioni devono avere i requisiti per farne parte - prosegue il vicepresidente di Aicpe -. La lista completa dei soci è pubblica e si trova sul sito www.aicpe.org, mentre quella di Sicpre si può reperire su www.sicpre.it». Secondo: è fondamentale informarsi sulla struttura dove vengono eseguiti gli interventi. «Devono essere strutture sanitarie ufficialmente autorizzate - spiega Pelle Ceravolo -. Aicpe si sta muovendo attivamente per ottenere dal Ministero e dagli assessorati competenti un elenco che sia pubblico e facilmente consultabile con le strutture accreditate e gli interventi per i quali sono autorizzate. In alcune regioni è già presente, ma purtroppo non in tutte». Punto tre: è diritto del paziente ottenere notizie sui materiali utilizzati, come protesi o fillers. «È importante sapere cosa verrà utilizzato, assicurarsi che sia di qualità comprovata, prodotta da aziende riconosciute e certificate. Ogni medico deve illustrare ai pazienti ogni prodotto che utilizzerà e consegnare un'etichetta identificativa del prodotto» continua Pelle Ceravolo. Quattro: è consigliabile leggere il consenso informato presentato ai pazienti per qualunque tipo di terapia e chiarire eventuali dubbi con il medico. Quinto: verificare sempre il preventivo dei costi, chiarendo le perplessità su eventuali spese aggiuntive. Punto sei:professionalità e sicurezza hanno un costo. Diffidate di prezzi troppo bassi o di sconti: si tratta di un risparmio ad alto rischio, in quanto a farne le spese di solito sono sicurezza, qualità e affidabilità. Numero sette: informarsi sull'equipe chirurgica,soprattutto sull'anestesista, che ha un ruolo fondamentale sulla sicurezza dell'intervento e sulla tranquillità del paziente. Otto: attenzione a chi pubblicizza la prima visita gratuita. «La prima visita serve allo specialista per ascoltare il paziente, osservarlo ed esaminare a fondo situazione clinica, esigenze e possibilità di trattamento - afferma il vice presidente -. Il medico deve fornire informazioni complete sull'intervento proposto, alternative terapeutiche, tempi di convalescenza, risultati e possibili complicanze, dando al paziente la possibilità di fare domande. Il costo della visita non può essere valutato esclusivamente sul tempo richiesto, ma è frutto di anni di esperienza, studio e aggiornamento. Chi pubblicizza la visita gratuita potrebbe, anche se non è sempre così, non essere del tutto obiettivo nel valutare realisticamente l'opportunità d'intervento». Nono: molti pazienti chiedono al chirurgo di vedere immagini pre e post operatorie. Questa procedura, associata all'uso di programmi al computer per simulare i risultati, può essere importante per migliorare la comprensione dei risultati. «D'altra parte - puntualizza Ceravolo - basare la scelta del chirurgo solo sui meravigliosi risultati illustrati da alcune fotografie non è prudente. Di solito queste immagini rappresentano i migliori risultati ottenuti dal chirurgo, non quelli medi. Se non usati con realismo e serietà, insomma, questi mezzi possono creare nel paziente aspettative irrealistiche e fuorvianti». Decimo: quando si sceglie un chirurgo bisogna valutare, oltre a titoli ed esperienza, «la personalità, il senso di responsabilità, l'onestà intellettuale e quelle caratteristiche umane istintivamente deducibili dal contatto personale che un vero professionista dovrebbe avere. Un buon feeling fra medico e paziente è un requisito indispensabile per l'instaurarsi di un rapporto valido, capace di dare soddisfazioni reciproche».
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito oltre un centinaio di chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Caratteristiche dell'associazione sono avere come associati solo professionisti, specialisti in chirurgia plastica, che hanno come attività principale la chirurgia a fine estetico e la rigida adesione a un codice etico e di comportamento da seguire non solo quando si indossa il camice, ma in tutti i momenti della vita. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.
giovedì 22 marzo 2012
Conservanti sì conservanti no
C’è chi sostiene che la vera bellezza del viso di una donna traspaia solo quando è senza trucco. Secondo altri, al contrario, ogni volto a suo modo è dotato di bellezza e un make-up ben eseguito non fa che esaltarne le peculiarità che già possiede, dando la possibilità a chiunque di apparire attraente. Che si preferisca un effetto naturale o viceversa più sofisticato, è indubbio che ogni donna oggi utilizza per la propria immagine numerosi prodotti cosmetici che vanno da una semplice crema per il viso all’ombretto più tecnologico. Anche perché, come dicono tanti professionisti dell’immagine, il vero look acqua e sapone non è mai esistito e anzi per essere realizzato necessita dell’utilizzo di parecchi prodotti. Ed è qui che sorgono i problemi: i prodotti di make up sono in larga parte anidri e ricchi di pigmenti organici e inorganici e la loro persistenza protratta nel tempo sulla pelle, può creare diversi problemi in quanto eventuali impurità e molecole potenzialmente nocive, diluite col sudore possono penetrare nello strato corneo. I metalli pesanti, tra cui il Nichel in primis, sono per esempio impurezze molto frequenti nei cosmetici ed è ormai stranoto come possano essere la causa di allergie anche gravi e avere effetti nocivi su tutto l’organismo. Un altro fattore di rischio è costituito dai conservanti necessari affinché i prodotti che si utilizzano durino nel tempo. Proprio su questa componente delle formulazioni in commercio andrebbe fatta un pò di chiarezza. Innanzi tutto va detto che i cosmetici che hanno conservanti sono quelli che contengono anche acqua. Gli olii e il burro di cacao a esempio non ne hanno bisogno. Inoltre è necessario capire che i conservanti, quando sono presenti, svolgono l’importante compito di preservare un prodotto nel tempo esattamente come quelli contenuti nei cibi. Essi combattono i microorganismi come i batteri e non permettono alle muffe di attecchire. La loro presenza quindi appare quasi necessaria soprattutto dopo l’apertura del prodotto, quando cioè il rischio contaminazione è più alto. Un cosmetico deteriorato può causare gli stessi rischi di infezione e allergia di uno che non rispetta i parametri sulle numerose sostanze tossiche cui abbiamo accennato pocanzi. I rischi per i conservanti semmai esistono quando le aziende che producono i cosmetici non rispettano le norme già vigenti e quindi eccedono nel loro quantitativo. Anche in questo caso però va fatta una precisazione: non è l’elevato numero di conservanti a creare problemi bensì il quantitativo superiore alla norma di anche uno solo di essi. Esistono comunque anche dei conservanti nocivi tout cort e per questo non ammessi dalla legge. Il Kathon ad esempio è uno di questi. Si tratta di un battericida di sintesi ad ampio spettro, attivo anche a bassi dosaggi, considerato un forte sensibilizzante. Il Quaternium 15 è un’altra sostanza antisettica altamente tossica costituita da un sale di ammonio quaternario. Esso rilascia formaldeide e produce sensibilizzazione come anche l’Imidazolidinyl urea. Discorso a parte meritano i parabeni, largamente usati nelle formulazioni cosmetiche. Molti studi hanno dimostrato che queste sostanze penetrano nella pelle e possono essere rintracciati nel sangue anche per qualche minuto dopo l'applicazione. Ancora oggi è dibattuto se si tratti di sostanze nocive o meno. Il Comitato Scientifico dell’Unione Europa per la Sicurezza del Consumatore (SCCS), formato da ricercatori e scienziati col compito di formulare pareri sui rischi per la salute e la sicurezza dei prodotti di consumo, nel 2010 ha condotto uno studio sul butyl-paraben e il propyl-paraben. Poiché i dati non erano sufficienti a trarre conclusioni sugli effetti delle sostanze sul sistema ormonale, il SCCS ha concluso che il loro uso è sicuro fino a una concentrazione dello 0.19%. Peccato però che oggi la legge consenta l'utilizzo di concentrazioni più elevate, fino allo 0.4% per gli esteri e fino allo 0.8% per le miscele di esteri. Mentre sono risultati completamente sicuri il methyl-paraben e l'ethyl-paraben. Famoso poi lo studio della biologa Philippa Darbre, dell'università di Reading (Regno Unito) pubblicato nel 2004 sul Journal of Applied Toxicology, secondo cui ci sarebbe una corrispondenza (ma i test sono stati eseguiti solo su venti soggetti) tra l’utilizzo di sostanze contenenti parabeni e l’insorgenza di tumore al seno. Verità o allarmismo? Ad oggi non esiste sicurezza e del resto la scelta di moltissime aziende cosmetiche di ripiegare su sostanze naturali per la conservazione di propri prodotti sembra comunque essere ispirata da una sana prudenza. Tuttavia non sempre la nomenclatura “naturale” corrisponde a una reale mancanza di conservanti e anche se vige l’obbligo di esporre sull’etichetta l’elenco di tutte le sostanze che compongo la formulazione, non tutti sanno a cosa corrispondono le tante sigle che in essa appaiono. L’unica soluzione resta, almeno per i parabeni, di preferire i prodotti che hanno la dicitura Parabens Free e soprattutto di comprare prodotti certificati che hanno nella provenienza sicura la più importante garanzia sulla loro composizione.
Il massaggio alle erbe tailandesi
Ci sono tecniche di massaggio che appartengono a più tradizioni culturali. È il caso del massaggio con i sacchetti alle erbe che troviamo sia nella tradizione Ayurvedica con il nome di Ilakkizhi o Patrasweda che in quella Tailandese dove invece si chiama Luk Pra Kob. Quale dei due è nato prima? Le origini di questa tecnica si perdono nei recessi della storia e in molti casi sconfinano nella leggenda. Se si volesse datarne la nascita, essa andrebbe fatta risalire a circa 2500 anni fa, per merito di Shivago KomarpaJ medico del nord dell’India amico di Budda. Pare che inizialmente le basi di questo massaggio, come di tutte le altre tecniche, fossero tramandate oralmente dai maestri per poi essere finalmente trascritte su foglie di palma. Tali scritti, parte dei quali ancora intatti, furono venerati come testi sacri per moltissimo tempo e furono raccolti attorno al 1800 dal re della Tailandia Rama III, che non solo ne favorì lo studio nel suo regno ma 32 anni più tardi, diede una raffigurazione visiva dei punti energetici su cui il massaggio agisce, facendoli incidere su 60 lastre in pietra. Oggi, per vedere questo monumento al benessere, basta recarsi a Bangkok, nel tempio Phra Chetaphon, meglio conosciuto come Wat Po, dove tali lastre sono raccolte. Per chi desidera apprendere l’insieme di tutte le regole del massaggio tailandese c’è bisogno di anni di studio e di pratica. Non si tratta infatti di un massaggio propriamente rilassante in quanto, come è noto, richiede l’utilizzo di gomiti, ginocchia e mani e prevede una energica stimolazione di centri nevralgici del corpo (Sen) che se premuti in modo sbagliato possono causare dolore anche intenso. Questo rende la tecnica alla portata solo di operatori qualificati. Più facile da praticare e con meno conseguenze, il massaggio con i sacchetti di erbe di cui si parlava all’inizio. Questa tecnica se da una parte infatti prevede la stimolazione degli stessi punti energetici, dall’altra utilizza movimenti più morbidi e leggeri (tanto da essere indicata anche nel trattamento di soggetti affetti da osteoporosi) effettuati attraverso la pressione di sacchetti di erbe essiccate dall’effetto rilassante. I sacchetti contengono curcuma, che aumenta l’elasticità della pelle, canfora, che tonifica i vasi sanguigni, tamarindo e zenzero per un’azione energizzante. Per aumentare l’effetto benefico delle erbe, l’operatrice provvede prima di iniziare, a scaldare i sacchetti. Il calore ha l’effetto di dilatare i pori della pelle permettendo alle proprietà delle erbe di penetrare in profondità agendo sulle impurità della pelle, la ritenzione idrica e rilassando muscoli e nervi.
Quando l’aloe veniva venerata
Gli indigeni Guanci, i primi esseri umani insediatisi nelle isole Canarie, consideravano sacra l’Aloe vera probabilmente per le sue numerose proprietà benefiche. Erbania oggi propone Aloe Mix: trattamento Viso, Collo e Decolleté che combina l’Aloe Barbadensis Miller (Vera) di Fuerteventura con ingredienti naturali diversi in base alle esigenze dei clienti e agli step che lo compongono. Il protocollo fonde il trattamento in cabina a opera della professionista con i gesti di cura quotidiana che la cliente compie a casa. Si inizia con una detersione in 2 fasi: prima usando il Latte Detergente con il 50% di Aloe Vera per rimuovere trucco e impuritá; poi col Gel Esfoliante Aloe Vera (60%) e Semi di Albicocca: peeling profondo che migliora la tonicità della pelle svolgendo azione rilassante anche grazie a Calendula e Melissa. Dopo il risciacquo si effettua l’impacco di Aloe pura, il Gel Fresco 90% con Rosa Mosqueta: purificante, nutritivo, cicatrizzante, antinfiammatoria e antiradicali. Dopo una posa di 15 minuti si consolida l’efficacia antisettica e antibatterica dell’impacco con l’Estratto Fresco Spray col 99% di Aloe Vera da vaporizzare sulla cute per rinfrescarla e nutrirla. Infine, l’idratazione su misura. 2 esempi: Aloe Vera e uva, dall’azione antimacchia che funge da rigeneratore cellulare grazie all’Acemannan dell’Aloe e neutralizza i radicali liberi grazie al Resveratrolo dell’Uva; Aloe Vera e veleno di serpente per un lifting naturale che associa alle proprietà dell’Aloe l’effetto tensore dell’attivo del veleno di serpente. Il percorso è personalizzabile con altri prodotti della linea come gli Olii Essenziali: Argan, Calendula, Rosa Mosqueta, Albero del Té. Completa la cliente a casa con la detersione più adatta scegliendo tra 5 Saponi Naturali.
mercoledì 4 gennaio 2012
Aromaterapia: possibili reazioni cutanee
Il potere curativo delle piante è noto da secoli e
recentemente molti degli effetti benefici dell’aromaterapia sono stati
riconosciuti anche dalla medicina tradizionale. Questo genere di medicina
alternativa trova moltissime applicazioni grazie alle numerose proprietà
biologiche degli oli essenziali. Infatti, a seconda dei protocolli, queste
essenze sono utilizzate come antispastici, analgesici, antimicrobici,
balsamici, digestivi, antiossidanti, rilassanti, agendo con efficacia su vari
tipi di infiammazione e disturbi della pelle, forme influenzali ma anche
manifestazioni tipiche della depressione del sistema immunitario. In questo
splendido scenario non bisogna però dimenticare i più elementari principi di
precauzione visto che può anche capitare che l’uso degli oli essenziali
provochi nei soggetti trattati allergie e intolleranze. Si legge poco di questa
eventualità, ma è certo che gli effetti collaterali possono essere molto vari e
dipendono dalle modalità di somministrazione di queste sostanze. I più
predisposti a sviluppare reazioni allergiche in seguito a trattamenti
aromaterapici sono le persone che normalmente soffrono di intolleranze
alimentari, asma e altri tipi di allergie. Inoltre, di solito chi manifesta una
ipersensibilità verso una determinata sostanza ha un alto potenziale di
sviluppare allergie a sostanze simili. Se utilizziamo gli oli essenziali per
via esterna, attraverso applicazioni topiche, possiamo andare incontro a
reazioni cutanee come eritema, desquamazione, arrossamento, prurito e macchie.
Per evitare fenomeni di sensibilizzazione e assuefazione, una stessa essenza
non dovrebbe essere usata per più di sei giorni consecutivi. Quando si utilizza
per la prima volta un olio essenziale è buona regola verificare che la cliente
non sia già allergica. Un accorgimento molto semplice può essere quello di
mettere una goccia di olio su un batuffolo di cotone e tenerlo per 24 ore con
un cerotto in modo da isolarlo da vari agenti esterni. La zona più adatta per
questo test può essere la piega di un gomito. Nel caso comparisse rossore o
prurito nella zona interessata sarà necessario evitare o sospendere l’utilizzo
di quel tipo di olio. Va precisato che i trattamenti aromaterapici di origine
biologica e naturale più raramente provocano intolleranze e reazioni di questo
genere. Le cause reali vanno ricercate infatti nella scarsa qualità dei
prodotti utilizzati, nella loro contaminazione e nell’adulterazione con
composti chimici. I rischi di intolleranze sono aumentati dalla facile
reperibilità del prodotto in erboristerie, supermercati, ma anche porta a porta
e online. Un evento possibile perché a causa della concorrenza molte aziende
che confezionano prodotti aromaterapici, abbassano i costi diluendo gli oli essenziali
con sostanze sintetiche, stabilizzatori di profumo, producendo una qualità
inferiore. Inoltre gli oli più economici non hanno le stesse proprietà curative
e possono risultare tossici. Vendere oli essenziali trattati come “prodotto
naturale” può trasmettere l’idea sbagliata di innocuità del prodotto. Stretti
controlli qualitativi e la consapevolezza di queste problematiche aiutano a
evitare spiacevoli effetti collaterali.
Il massaggio di Gengis Khan
Tante sono le tecniche di massaggio di origine orientale che
negli ultimi anni sono sbarcate in Italia con successo. Sicuramente una delle
più antiche e suggestive è quella denominata Chua k’a. Con questo nome si
indica un sistema di cure basate sulla digitopressione risalente almeno a 700
anni fa e di provenienza mongola. Praticata nell’antichità per lenire i dolori
e le ferite dei guerrieri del prode Gengis Khan, questa tecnica si basa su
alcuni principi che affondano le proprie radici nel sistema filosofico
religioso di quelle terre e di quel tempo. Il concetto cardine di questa
disciplina, in anticipo sui tempi e soprattutto su quella branca della scienza
chiamata psicosomatica, è che il corpo possiede una memoria fisica degli
avvenimenti psicologicamente o fisicamente rilevanti che ha sofferto.
Contratture e dolori che si protraggono nel tempo, quindi, sarebbero una
semplice manifestazione della paura inconscia di rivivere eventi
particolarmente traumatici subiti nel passato. In parole più semplici, dopo una
botta particolarmente forte o in seguito a una ferita, anche se si dimentica
come se la si è procurata, i muscoli attorno alla zona colpita continuerebbero
a restare contratti e a ridurre il movimento o addirittura a non farne in
assoluto per evitare di provare di nuovo quel tipo di esperienza dolorosa.
Questo trattenersi avrebbe alla lunga delle ripercussioni anche molto serie
sull’equilibrio psicofisico dell’uomo, finendo con il generare in lui tutta una
serie di malesseri diffusi e stati d’animo fortemente negativi o addirittura
debilitanti. è a questo punto che entra in gioco il guaritore e nel nostro caso
il massaggiatore. Costui agisce compiendo con le mani delle pressioni profonde
e lentissime, quasi striscianti, sul corpo del paziente, seguendo una mappa
ideale che corrisponde sia al tipo di emozione negativa che al dolore che egli
sta provando. Secondo i testi tradizionali, esistono ben 25 di queste mappe,
ognuna delle quali sarebbe associata ad altrettanti disturbi fisici ed
emozioni. Tra queste ultime secondo l’antica concezione mongola, le più
importanti sono la paura, la timidezza, l’incapacità decisionale e pratica, lo
scoraggiamento e il disorientamento. Il fine ultimo dei movimenti eseguiti è
quello di sciogliere le tensioni riconducendo così la persona tra le braccia
del Kath. Con questo nome si indica l’energia primordiale che pervade ogni cosa
fin dalla sua creazione ma da cui ci si allontana quando appunto le contratture
e le negatività ne bloccano o quantomeno limitano il naturale fluire nel nostro
essere. La manipolazione ha, di conseguenza, anche lo scopo di liberare le
emozioni sopite o bloccate rendendole pure e permettendo loro di esplodere
nella loro piena intensità. Tale risultato nasconde però un’insidia: quella di
finire con il creare dei traumi emozionali nel paziente. Per evitare questo
tipo di problema è necessario che il trainer abbia una preparazione più che
adeguata nel praticare il Chua k’a e soprattutto che sia disponibile a seguire
il soggetto delle sue cure anche dopo la fine del trattamento fornendogli
sostegno psicologico e supporto morale laddove sia richiesto. Attenzione quindi
a chi dovesse proporvi corsi di formazione della durata di un fine settimana...
Per finire una curiosità, chi l’ha provato dice che si tratta di un massaggio
estremamente piacevole in cui si sfiora la labile linea di confine che esiste
tra il piacere e il dolore.
Il bamboo, legno speciale anche per i massaggi
Il bamboo è una pianta che appartiene alla famiglia delle
graminacee. La rapida rinnovabilità e la coltivazione economica ne hanno
favorito la diffusione, specialmente in Asia, e la lunga vita dell’albero ha reso
il bamboo un simbolo di buon auspicio per i cinesi, mentre in India rappresenta
il valore dell’amicizia. Il legno, molto leggero, si lavora con facilità ed è
abbastanza resistente. Qualità che spiegano il recente rilancio del suo
utilizzo all’interno di molti centri e istituti di estetica, anche in
considerazione della crescente attenzione a elementi e soluzioni che si
rifanno ad atmosfere proprie dell’estremo Oriente. I luoghi del benessere
puntano, ormai spesso, a proporsi come realtà senza confini, dove curare il
corpo e distendere la mente, per la costituzione di un tempio di rigenerazione
psicofisica. Il resort Villasanpaolo di San Gimignano, ospita al suo interno
Irispa, una splendida struttura dedicata al relax dei propri clienti, che ha
fatto della scelta dei materiali un proprio segno distintivo: ogni componente
richiama il territorio toscano, dagli elementi strutturali alle componenti
della linea cosmetica sviluppata al suo interno. Una eccezione è stata fatta
proprio per il bamboo, considerato essenziale nella liturgia del benessere
proposto nei tanti protocolli offerti. In questo caso, però, la scelta non ha
riguardato oggetti e accessori come i lettini di massaggio, i paraventi e i
carrelli, ma si è rivolta a tecniche e rituali che intervengono direttamente
sull’equilibrio psico-fisico dell’ospite. In particolare le esperte
massaggiatrici di Irispa hanno adottato il Bamboo Massage, che viene realizzato
sia sul lettino che sul futon. Si tratta di un massaggio vigoroso, dalle
spiccate caratteristiche biostimolanti e riattivanti, destinato al corpo e al
viso, che può essere effettuato sia su parti localizzate prima di un
trattamento che in versione completa. Le ondate di benessere legate alla
stimolazione tramite speciali bastoni in bamboo, di diversa grandezza, si
propagano su tutto il corpo fino a raggiungere lo spirito, favorite dall’olio e
dagli effetti della candela da aromaterapia: il massaggio riduce le tensioni,
stimola le percezioni sensoriali, riattiva la circolazione, ristruttura la silhouette
e leviga la pelle. Per gli effetti
drenanti, decontratturanti e defaticanti, è una tecnica fresca e fragrante
indicata sia per la donna che per l’uomo: lo sportivo, a esempio, grazie alla
stimolazione delle placche neuromuscolari, gode della pratica decontratturante
e rinvigorente. Nella donna, soprattutto in presenza di cellulite, sia
edematosa che fibrotica, il risultato deriva dalle azioni drenanti e
riattivanti. L’effetto linfodrenante si abbina così ai benefici della
riflessologia, riuscendo a stimolare la circolazione sanguigna e linfatica e
generando un complessivo senso di
sollievo. Un altro protocollo adottato al Villasanpaolo e studiato per il
rilassamento dei clienti è il massaggio streaming, una tecnica nata in Vietnam
negli anni ‘60. L’obiettivo è di scaricare le tensioni attraverso un contatto
particolarmente dolce con talco e pennelli in grado di favorire la liberazione
spontanea dei blocchi della circolazione energetica e linfatica. La sensazione
immediata è di un profondo rilassamento in cui ci si sente allo stesso tempo
più fluidi nei movimenti e più energici: nei giorni seguenti si tende a
percepire un aumento della qualità del sonno con un risveglio più rapido e
sereno. Una serie di tecniche orientali in cui una massaggiatrice
professionista interviene sfoggiando la giusta manualità, con giochi di polso
dalle tecniche specifiche di “riprese rullate”, dal rotolamento allo
scivolamento.
martedì 15 novembre 2011
Macchie e gravidanza
Durante la gravidanza sono frequenti modificazioni nel livello di ormoni nel sangue che possono portare ad alterazioni fisiologiche. Principalmente un incremento di estrogeni e di melanociti che sono la causa della frequente iperpigmentazione della pelle, mentre l’innalzamento del livello di estrogeni e' motivo di alterazioni microvascolari e quindi della comparsa, a esempio, di vene varicose sulle gambe e di una maggiore evidenza del reticolo venoso su tutto il corpo. e' facile anche che si verifichino irsutismo, aumento dell’attivita' delle ghiandole sudoripare, prurito anche in assenza di eruzioni cutanee etc… La maggior parte di queste modificazioni non sono permanenti, cessano pochi mesi dopo il parto anche se possono riapparire durante successive gravidanze e comunque non risultano dannose per il bambino, ne' per la madre se non da un punto di vista estetico. Possono riscontrarsi tuttavia, in alcuni casi, delle dermatosi particolari, considerate “specifiche” della gravidanza. e' il caso dell’herpes gestationis, del prurigo della gravidanza, della dermatite papulosa, della follicoline pruriginosa, dell’impertigo herpetiformis e della dermatite con papule e placche urticate e pruriginose. Quest’ultima risulta essere la dermatosi piu' frequente durante la gravidanza e si presenta come un’eruzione cutanea, dal forte prurito, di foruncoli e bollicine, ma anche placche, pomfi, papule. Di solito compaiono sull’addome per poi diffondersi anche sulle natiche, sulla radice di cosce e braccia e piu' raramente anche su viso o l’intero corpo. Questa particolare malattia della pelle fa la sua comparsa attorno alla 34a settimana di gravidanza per poi scomparire del tutto dopo la nascita del bambino. Puo' tuttavia riapparire in gravidanze successive. Le papule appaiono di un rosso vivo circondate da un alone pallido. Piu' raramente sono presenti delle vescicole. La dermatite papulosa si presenta solitamente attorno all’11a settimana di gestazione, e' caratterizzata da papule rosee-rosse che causano un violento prurito. Talvolta esse si presentano centrate da una crosticina. Appaiono dapprima sul tronco e poi sulla superficie degli arti e del volto. Scompaiono 7-10 giorni dopo il parto e anche in questo caso c’e' la possibilita' che riappaiano in successive gravidanze, ma non sembrano causare problemi alla madre ne' al bambino. La prurigo gestationis e' caratterizzata dall’insorgenza di papule rosse raggruppate o isolate che causano forte prurito e fanno la loro comparsa tra la ventesima e la trentesima settimana, nella parte superiore di tronco e arti per poi diffondersi durante l’ultima settimana sull’intero corpo. Nella maggior parte dei casi le papule scompaiono dopo tre settimane dalla nascita del bambino. La terapia e' sintomatica ed e' a base di antistaminici. L’herpes gestationis e' una rarissima dermatosi bollosa che non ha relazioni con l’herpes comune. Appare di solito durante il 4° o 5° mese di gravidanza e puo' svilupparsi sia nella prima gravidanza che nelle successive. Si presenta come un forte prurito causato da differenti tipi di lesioni e fa la sua comparsa sulla superficie dell’addome, in particolare attorno all’ombelico. Raramente puo' coinvolgere i palmi delle mani, le piante dei piedi e l’intero corpo. Puo' portare a necrosi della pelle e addirittura puo' comportare un danno ai reni. Talvolta il bambino nasce con questo tipo di dermatosi ma essa scompare poche settimane dopo la nascita senza bisogno di cure. L’impertigo herpetiformis e' una fastidiosa ma rara condizione della pelle che inizia con piccole piaghe piene di pus che si sviluppano irregolarmente e dopo qualche giorno si crostificano. Causano prurito medio, la sensazione di piccole bruciature e c’e' perdita di peli nell’area interessata. Per finire, la follicoline Pruriginosa della gravidanza e' una dermatosi rarissima che esordisce nel 2° o 3° trimestre quando appaiono micro papule e micro pustole intensamente pruriginose e spesso escoriate per il grattamento. La malattia scompare entro due settimane dal parto ma anche in questo caso puo' riapparire durante successive gravidanze.
giovedì 10 novembre 2011
Massaggio al vino
Si narra che nell’antichita' donne bellissime come Cleopatra e Poppea fossero solite fare il bagno nel latte per preservare la loro belta'. Oggi, probabilmente, quelle stesse donne farebbero il bagno nel vino. L’origine dei trattamenti per il benessere del corpo a base di uva e vino non e' l’ultima scoperta dei moderni centri benessere. In alcuni ricettari medici risalenti all’antica Roma, a esempio, e' scritto che il vino rosso in dosi moderate ha proprieta' diuretiche, che il vino bianco dolce fa bene a chi soffre d’insonnia e che certi rossi corposi messi a macerare con foglie d’ippocastano e d’edera si applicavano in compresse sulla pelle come trattamento di vari inestetismi cutanei. Agli inizi del Novecento poi, in Germania, Italia e Svizzera, alcuni medici dediti all’erboristeria cominciarono ad attuare l’ampeloterapia, ovvero la terapia della vite, come una panacea contro ipertensione e logorio fisico, per contrastare stipsi, gotta e stanchezza fisica. Assodato che non si tratta dell’ennesima bizzarra moda lanciata dallo star system Hollywoodiano ma di una tecnica antica, riscoperta dalle piu' prestigiose beauty farm italiane e straniere, vediamo come si spiegano gli effetti della vinoterapia, il nome con cui si indicano i trattamenti di bellezza a base di uva. Secondo studi recenti, una serie di applicazioni basate sugli stessi principi applicati dalla talassoterapia e dalla balneoterapia, con l’unica differenza che si utilizza l’uva appunto, puo' contribuire a mantenere la pelle fresca e liscia. Sembra infatti che il frutto di Bacco possieda delle miracolose capacita' e che i suoi effetti benefici siano dovuti ai polifenoli contenuti negli acini d’uva, le stessa sostanze che rendono il vino potenzialmente benefico per la salute. In cosmesi, il vino puo' essere usato da solo o aggiunto all’acqua minerale calda, e insieme viene usato per massaggi, immersioni in vasca e maschere. I polifenoli, in esso contenuti, hanno proprieta' antiossidanti, aiutano la rigenerazione delle cellule, liberano la pelle da quelle morte, disintossicano il corpo e aiutano a migliorare la circolazione. Inoltre, gli esperti hanno accertato le loro qualita' antinfiammatorie, antiaggreganti delle piastrine, di immunomodulazione, di protezione del DNA cellulare, oltre un’azione fitoestrogenica e l’incremento dei livelli plasmatici dell’HDL, la cosiddetta componente buona del colesterolo. Nella vino-terapia si utilizza l’uva, bianca o nera, in ogni sua forma e in tutte le sue lavorazioni. A seconda della stagione viene utilizzata, direttamente in grappoli e acini, oppure trasformata in mosto e vino, o essiccata, polverizzata e poi ridotta a marmellata, variamente combinata con miele, oli essenziali ed erbe, in modo da cancellare rughe, appiattire l’addome, rassodare i glutei, rinvigorire muscoli, tonificare seni, ridonare splendore alla pelle opaca. E soprattutto rilassare. Per l’applicazione delle cure sono previsti dei “pacchetti” che perseguono determinati obiettivi: si va dalle terapie per il dimagrimento, a quelle per la depurazione, dal trattamento antistress a quello antieta', attraverso impacchi di Merlot, gommage di Cabernet che elimina lo strato piu' superficiale dell’epidermide, massaggi al Sauvignon che rinforzano la microcircolazione. Si puo', infine, decidere di rilassarsi con un massaggio alla polpa d’uva, costituito da un mix di uve fresche e oli essenziali, o cancellare le rughe con la maschera agli estratti di chicchi d’uva o quella all’olio di vinacciolo, ridonare splendore alla pelle opaca con il massaggio al Cabernet che protegge le fibre di elastina e collagene, o quello a base di acini di Lambrusco che levigano la pelle e le donano sostanze rimineralizzanti. E ancora, si puo' scegliere di migliorare la circolazione con un idromassaggio agli estratti d’uva e sali biologici o con un massaggio a base di lievito di vino. La vinoterapia e' insomma un surrogato delle terme, dove al posto di crogiolarsi nell’acqua, si fanno dei bagni rilassanti a base di spumante o vini pregiati. Un modo unico e assolutamente naturale per prendersi cura del proprio corpo.
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