giovedì 6 luglio 2017

Diabete in Italia: donne curate come gli uomini



Presentata a Bruxelles, nell’ambito di un’audizione parlamentare sulle differenze di genere in medicina, un’analisi del Gruppo Donna AMD su un campione di oltre 470mila pazienti italiani, svolta da circa un terzo dei Centri diabetologici del Paese
I risultati, riportati negli Annali AMD, sono stati pubblicati anche su Diabetes Care 2013 (DT2) e Plos One 2016 (DT1)

Roma, 6 luglio 2017 - In Italia, in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei e agli USA, non ci sono disparità di genere nell’accesso alle cure e nella qualità dell’assistenza. Nonostante ciò, gli outcome clinici nelle donne con diabete di tipo 1 e 2 - in termini di controllo del colesterolo (non raggiungimento dei target lipidici nel DT2) e di gestione del diabete (compenso metabolico nel DT1) - sono peggiori rispetto agli uomini, con conseguenti maggiori rischi cardiovascolari e di complicanze associate al diabete. È quanto emerso da un’analisi del Gruppo Donna di AMD (Associazione Medici Diabetologi) presentata a Bruxelles nell’ambito di un’audizione parlamentare europea sulla medicina di genere (ndr: svoltasi il 27 giugno). L’analisi ha coinvolto un campione imponente di pazienti, pari a oltre 470mila assistiti (450mila con diabete di tipo 2 e 28mila con diabete di tipo 1) in cura presso un terzo circa dei servizi diabetologici italiani. Oltre a essere inclusa negli Annali AMD, la ricerca è stata pubblicata su importanti riviste internazionali quali Diabetes Care e Plos One.

“Abbiamo cercato di capire come, a parità di assistenza e trattamento del diabete, permanga un divario di genere in termini di outcome clinici – spiega la Dottoressa Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Donna AMD, Direttore dell’Unità Internistica Multisciplinare dell’Ospedale di Montecchio e Coordinatore diabete della Ausl di Reggio Emilia, che ha preso parte all’audizione europea illustrando il best case Italia –. Nelle donne con diabete di tipo 2, ad esempio, il risultato nel controllo del colesterolo LDL sotto 100 è sempre inferiore rispetto agli uomini del 3-5% e tende a peggiorare con l’età (fino all’8%). Nel caso del diabete di tipo 1, invece, le donne fanno più fatica a tenere sotto controllo l’emoglobina glicata, nonostante siano anche più trattate degli uomini: abbiamo infatti un 20% di donne trattate con microinfusore contro un 14% di uomini. L’unica buona notizia è che le donne diabetiche non sono più ipertese degli uomini, ma ci si dovrà occupare di più anche del target pressorio nei diabetici Tipo 1 di genere maschile; tutti gli altri outcome, però, determinano nelle donne un maggior rischio di complicanze cardiovascolari: così, anche in Italia l’infarto nei pazienti con glicemia alta è più comune e grave ‘al femminile’, e la mortalità più elevata e il profilo di rischio cardiovascolare risultano peggiori rispetto agli uomini”.

Ma quali sono i motivi alla base di queste differenze? “Ci sono certamente differenze biologiche (variazioni ormonali legate al ciclo mestruale e alle diverse fasi della vita della donna) e una diversa risposta ai farmaci – spiega Manicardiche oggi richiedono una maggiore attenzione e analisi: la sperimentazione clinica soprattutto sui farmaci è stata a lungo prettamente maschile, mentre è necessario indagare efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci e dispositivi anche nelle donne, che dovrebbero rappresentare almeno il 40/50% dei soggetti da coinvolgere negli studi. Un’altra ragione potrebbe risiedere nella minore percezione da parte delle donne del rischio cardiovascolare e, soprattutto, una minore propensione a prendersi cura di sé”.

All’audizione, a Bruxelles, ha partecipato una delegazione italiana composta, oltre che dalla Dottoressa Manicardi e da altri esperti e istituzioni sensibili al tema delle differenze di genere in medicina, la Senatrice Paola Boldrini, componente della commissione Affari sociali, nonché prima firmataria dell’emendamento al DDL Lorenzin sulla medicina di genere di recente approvazione in Commissione Affari Sociali (ndr: approvato il 28 giugno 2017) e la Dott.ssa Fulvia Signani, psicologa dell’Università di Ferrara, che ha pubblicato libri sul tema (es. La salute su Misura, Este Edition). “L’emendamento rappresenta - commenta la Dott.ssa Manicardi - un grande passo avanti, che conferma l’impegno del nostro Servizio Sanitario Nazionale verso l’introduzione di una medicina maggiormente orientata alle differenze di genere, sia nella diagnosi e cura sia nella ricerca e nella prevenzione. Nel caso del diabete, l’Italia detiene un vantaggio fondamentale rispetto ad altri Paesi: una Rete dei servizi di diabetologia in grado di offrire pari opportunità di accesso alle cure, di trattamento e intensità di trattamento, in controtendenza con i dati internazionali, dai quali emerge che le donne sono costantemente sotto-trattate con tutti i farmaci salva-vita”.

giovedì 11 giugno 2015

LA REUMATOLOGIA MONDIALE E’ A ROMA




EULAR 2015

Congresso annuale della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche
Roma, 10-13 giugno 2015


Roma, 11 giugno 2015: Si è aperto ieri al Centro Congressi della Fiera di Roma il XVI Congresso annuale di Reumatologia della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (EULAR), con un programma scientifico che rappresenta lo stato dell'arte della ricerca di base e della ricerca traslazionale, con grande attenzione alla pratica clinica. La rapida espansione della disponibilità di farmaci biosimilari, i nuovi trattamenti per le artriti psoriasiche, il controllo del dolore, il ruolo emergente dell'epigenetica nei disturbi reumatici, le terapie per le malattie “orfane”, imaging e diagnosi precoce, infiammazione cronica e tumori tra i temi chiave del congresso che si chiuderà sabato 13 giugno, per fare il punto sulle malattie reumatiche che interessano oltre 10 milioni di Italiani, 120 milioni di persone in Europa.
L'evento comprende il “Joint Congress” triennale fra EULAR e la Società Europea di Reumatologia Pediatrica (PreS), importante appuntamento per il settore a livello mondiale.
EULAR 2015 è il più importante evento di reumatologia in Europa con 14.000 scienziati, medici, operatori sanitari attesi da più di 120 paesi. Il congresso prevede 300 presentazioni orali e 2.000 poster, oltre 150 sessioni tematiche, 400 relazioni, 40 poster tour e 350 relatori invitati.
Per saperne di più sulle attività di EULAR: www.eular.org

mercoledì 22 aprile 2015

Tagli alla farmaceutica


“E’ paradossale che mentre il Tavolo sulla farmaceutica istituito al Ministero dello sviluppo economico cerca di individuare un assetto del comparto che garantisca risultati durevoli, contemporaneamente si prefigurino misure di corto respiro che però cambiano gli elementi su cui stiamo ragionando” dice il presidente di AssoGenerici, Enrique Häusermann, in risposta alle misure di contenimento della spesa farmaceutica che sono andate precisandosi in questi giorni. Per AssoGenerici una ulteriore riduzione delle risorse disponibili per l’assistenza farmaceutica non è necessaria, sia perché i tetti di spesa sono già ampiamente sottostimati, sia perché eventuali sfondamenti sarebbero ripianati dai meccanismi già in atto. “Affrettare operazioni importanti come la revisione del Prontuario terapeutico, prevista per gennaio 2016, con lo spirito di chi deve spremere fino all’ultima goccia può generare errori capaci di compromettere la qualità delle terapie. L’appropriatezza non si raggiungerà individuando prezzi massimi di rimborso per macro categorie di farmaci: se alle note prescrittive non corrispondono i necessari controlli, come invece in molti regioni avviene, anche con un prezzo massimo di rimborso per categoria si continuerà ad usare male il bene farmaco. Allo stesso modo, è bizzarro che da una parte ci si ispiri a un modello concorrenziale e, dall’altra, si prospetti la riduzione del prezzo ope legis per i farmaci biotecnologici senza che vi siano farmaci concorrenti”. Per questo AssoGenerici chiede che a partire dalle riunioni del 4 e 5 maggio del Tavolo sulla farmaceutica si affronti la tematica della revisione del Prontuario terapeutico attraverso una sessione plenaria dedicata, mantenendo la sua applicazione alla data originaria del 1° gennaio 2016 come previsto dalla Legge di Stabilità. “E’ il solo modo per evitare conseguenze irreversibili sugli investimenti e sul futuro delle aziende del comparto” conclude il presidente di AssoGenerici. “D’altra parte siamo consapevoli che se ci sono necessità immediate queste vanno affrontate, e siamo pronti a presentare al tavolo e in tutte le sedi competenti proposte alternative, ma concrete e immediate, per il reperimento delle necessarie risorse”.
Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa AssoGenerici
tel. 02/2042491
Massimo Cherubini - cellulare 335/8231700e-mail: m.cherubini@vrelations.it

Cancro al seno: le terapie mirate offrono nuove modalità di trattamento

 Nonostante la disponibilità di circa 25 farmaci per il trattamento del cancro al seno, sono molte le esigenze ancora non soddisfatte nel mercato globale. Per risolvere questo inconveniente, le aziende farmaceutiche hanno stabilito una robusta pipeline che attualmente comprende circa 52 farmaci in fase di sviluppo. Mentre la chemioterapia rimane la classe di farmaci più importante per il trattamento del cancro al seno, la tendenza verso i farmaci mirati è in aumento.

Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “A Competitive Analysis of the Global Breast Cancer Therapeutics Market”, ha rilevato che il mercato ha prodotto entrate per circa 10 miliardi di dollari nel 2014 e stima che questa cifra raggiungerà quota 13,38 miliardi di dollari nel 2018.

Per accedere gratuitamente a maggiori informazioni su questa ricerca, si prega di visitare:  http://corpcom.frost.com/forms/EU_PR_AZanchi_MADE-52_13Mar15

I farmaci per il cancro al seno sono costosi e rappresentano un grosso onere per i pazienti e per le agenzie di assicurazione sanitaria. La mancanza di terapie efficaci, specialmente per il cancro al seno triplo negativo, è un'altra sfida estremamente complessa.

“È probabile che l'arrivo sul mercato di una nuova classe di terapie mirate ridefinirà i tassi di sopravvivenza dei pazienti con tumori triplo negativi, - afferma Sriram Radhakrishnan, analista di Frost & Sullivan. - Le terapie mirate basate su inibitori di PARP (poli polimerasi del ADP-ribosio) sono in fase di sviluppo e si prevede che consentiranno di trattare efficacemente i tumori al seno.”

Anche se Herceptin e Tykerb sono le uniche terapie mirate disponibili per il cancro al seno, Kadcyla e Perjeta, di recente approvazione, arricchiranno l’offerta di farmaci mirati. I farmaci chiave da tenere d’occhio tra il 2015 e il 2017 sono:

·        ABT-888 (Abbvie)
·        NeuVax (Galena Biopharma)
·        Palbociclib (Pfizer)
·        NKTR-102 (Nektar Therapeutics)
·        CT-P6 (Celltrion)

“L’attenzione si è spostata verso le modalità terapeutiche combinate, che hanno evidenziato il potenziale di migliorare il tasso di sopravvivenza libera da progressione”, osserva Radhakrishnan. “Anche la combinazione di modalità terapeutiche – terapie mirate insieme alla chemioterapia – potrebbe rendere le cure più accessibili ai pazienti.”

Poiché è probabile che i progressi tecnologici miglioreranno la portata della diagnosi e offriranno un trattamento personalizzato per i pazienti, la gara per la formulazione di terapie efficaci per il cancro al seno è decisamente aperta.

Lo studio “A Competitive Analysis of the Global Breast Cancer Therapeutics Market” fa parte del programma Life Sciences Growth Partnership Service. Altri studi di Frost & Sullivan collegati a questo argomento sono: “A Product and Pipeline Analysis of the Opioid Therapeutics and Drug Delivery Market”, “A Product and Pipeline Analysis of the Lung Cancer Therapeutics Market”, “A Product and Pipeline Analysis of the Antibacterial Drugs Market” e “Global Oncology Drug Delivery Market”. Tutte le analisi comprese nel servizio in abbonamento forniscono dettagliate opportunità di mercato e tendenze del settore, valutate in seguito ad esaurienti colloqui con gli operatori del mercato.

rFVIIIFc di Sobi riceve la designazione di farmaco orfano in Svizzera


Sobi, multinazionale biofarmaceutica svedese, ha ricevuto in Svizzera la designazione di farmaco orfano per rFVIIIFc, soluzione long-acting sviluppata per il trattamento dell'emofilia A. La designazione di farmaco orfano è importante sia per incoraggiare lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche per le malattie rare, sia per fornire lo status di “farmaci orfani” a molecole biologiche ancora in fase di sviluppo.L'emofilia è una malattia ereditaria, che comporta un grave difetto nella coagulazione del sangue. La più diffusa è l'emofilia A, provocata dall’assenza parziale o totale del fattore VIII della coagulazione. I sintomi possono presentarsi in forma più o meno importante, a seconda del livello di assenza del fattore della coagulazione. Le persone colpite da emofilia sono soggette a frequenti sanguinamenti e, nei casi più gravi, a emorragie interne a livello delle articolazioni e dei muscoli. Questa condizione provoca  dolore, rigidità e può causare importanti danni a livello delle stesse articolazioni. L'emofilia A è una malattia rara con un’incidenza pari a 1 su 5000 nati maschi.                                 rFVIIIFc è un fattore VIII della coagulazione, ricombinante,  appartenente alla categoria dei long-acting, sviluppato per il trattamento dell’emofilia A. Il farmaco è stato approvato per il trattamento dell'emofilia A negli Stati Uniti, in Canada, Australia e in Giappone, dove è noto con il nome di Antihemophilic Factor (Recombinant), Fc Fusion Protein.  L’autorizzazione all'immissione in commercio del medicinale è attualmente in fase di revisione da parte dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA).

martedì 21 aprile 2015

Infertilità? Problemi di età

L’infertilità è oggi un fenomeno in crescita, che colpisce circa il 15-20% delle coppie1 e che erroneamente viene ancora considerato un problema prevalentemente femminile. Recenti ricerche dimostrano, infatti, che l’infertilità di una coppia può dipendere, nella stessa misura, da fattori femminili e maschili2.
In entrambe le situazioni, una delle principali cause del mancato concepimento o dell’impossibilità di portare a termine una gravidanza è rappresentata dal ‘fattore età’. Se, a partire dai 35 anni, la donna subisce dei cambiamenti fisiologici che contribuiscono alla progressiva riduzione della fertilità, con l’avanzare dell’età anche la qualità delle cellule riproduttive (gameti) maschili diminuisce3.
 
I dati dell’ultima relazione del Ministero della Salute al Parlamento mostrano che in Italia le donne accedono alle tecniche di PMA a 36,5 anni in media, con notevole ritardo rispetto a quanto accade negli altri Paesi europei (34,7 anni) e che, inoltre, si è registrato un aumento dell’età media per ciclo dei partner maschili, attestata a 40 anni4.
L’età in cui si cerca la prima gravidanza non solo può essere causa di infertilità, ma può anche inficiare il buon esito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, la cui efficacia risulta così notevolmente limitata4.
 
“Le probabilità di successo delle terapie - dichiara Andrea Borini, Presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES-MR) -aumentano quanto più la diagnosi di infertilità è precoce e l’avvio ai trattamenti di PMA tempestivo. Inoltre, grazie alla personalizzazione dei trattamenti sulle specifiche caratteristiche cliniche delle coppie, oggi è possibile effettuare stimolazioni ormonali efficaci limitando eventuali complicanze”.
 
A ribadire lo stretto legame tra fertilità ed età anche il Fertility 2.0 Award (www.fertility20award.it), la cui seconda edizione è stata annunciata proprio nel corso del Fertility Forum. Il premio, indetto da Merck Serono S.p.A., si rivolge ai giornalisti di testate online e a tutti gli utenti di Internet, e vuole premiare coloro che, attraverso il Web, danno un contributo importante alla divulgazione sui temi della fertilità e della prevenzione dell’infertilità.
 
Il tema dell’edizione 2015 - Le età della fertilità: il tempo dell’attesa - intende sottolineare come la capacità riproduttiva sia un patrimonio molto prezioso che tuttavia diminuisce con l’avanzare dell’età. È quindi importante che le coppie compiano una scelta consapevole riguardo il momento in cui realizzare il proprio progetto di genitorialità.

“L’appuntamento annuale con il Fertility Forum - sottolinea Antonio Messina, Presidente ed Amministratore Delegato di Merck Serono S.p.A. – è un esempio concreto del nostro impegno nella lotta all’infertilità e nell’assistenza alle coppie infertili. Sosteniamo la ricerca per fornire soluzioni terapeutiche e tecnologie sempre più innovative ed efficaci ai pazienti, un obiettivo ambizioso che perseguiamo con costanza e azioni tangibili”.
 
A conferma delle parole di Messina, il Fertility Forum è stata anche l’occasione per annunciare il lancio in Italia di Eeva® (Early Embryo Viability Assessment), un nuovo test prognostico non invasivo a disposizione dei medici e degli embriologi che valuta automaticamente il potenziale di sviluppo dell'embrione da trasferire.
Questo test, in aggiunta al tradizionale esame morfologico, può aiutare a migliorare le probabilità di una gravidanza.   

Il test Eeva® è commercializzato in Italia da Merck Serono S.p.A in virtù di un accordo esclusivo di   licenza con la società Auxogyn Inc.
 
 
Bibliografia:
2 American Pregnancy Association. http://americanpregnancy.org/infertility/whatisinfertility.html Last accessed: 2012
3 American Society for Reproductive Medicine. Age and Fertility. Reproductive Facts. Available at: http://www.reproductivefacts.org/uploadedFiles/ASRM_Content/Resources/Patient_Resources/Fact_Sheets_and_Info_Booklets/agefertility.pdf Last accessed October 2014.
4 Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita (legge 19 febbraio 2004, n. 40, articolo 15) - anno 2014
 

Tumore al polmone: margini di miglioramento nell’utilizzo delle terapie personalizzate

I risultati di un nuovo sondaggio mondiale condotto sugli oncologi esperti di tumore polmonare indicano che, nonostante l’81% dei pazienti con nuova diagnosi di carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) sia stato sottoposto al test per individuare mutazioni di EGFR, un numero considerevole di essi non ha ricevuto una terapia personalizzata sulla base del tipo di tumore o della sua caratterizzazione molecolare[1] I risultati del sondaggio, promosso da Boehringer Ingelheim, a cui hanno partecipato 562 oncologi di 10 Paesi (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, Spagna, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti), sono stati presentati oggi, come late-breaking abstract, nella sessione Migliori Abstract ESMO-IASLC, del  European Lung Cancer Conference (ELCC) 2015, che si svolge a  Ginevra. 
L’indagine ha evidenziato che, in quasi 1 paziente su 4 con NSCLC avanzato, la terapia di prima linea è stata avviata prima che fossero disponibili i risultati del test sulle mutazioni EGFR, con differenze significative fra le varie regioni geografiche (intervallo: dal 12% in Asia al 30% in Europa).1 Le ragioni principali per cui non tutti i pazienti vengono sottoposti al test, sono risultate essere (oltre all’istologia del tumore): “tessuto insufficiente”/”incertezza sul fatto che il tessuto fosse sufficiente”, “scarsa efficienza” e “tempi troppo lunghi per avere i risultati”.
Le linee guida internazionali[2] raccomandano che il test per l’individuazione delle mutazioni EGFR venga eseguito al momento della  diagnosi di NSCLC avanzato, e che i risultati guidino le scelte sulla terapia, per garantire che i pazienti ricevano trattamenti specifici appropriati sulla base del tipo di tumore. Questo è importante perché i pazienti con carcinoma polmonare avanzato con mutazione EGFR possono trarre benefici in termini di  sopravvivenza libera da progressione della malattia e qualità di vita attraverso terapie target, rispetto alla chemioterapia standard.2  Inoltre, dati recenti hanno mostrato che una specifica terapia target ha aumentato la sopravvivenza complessiva dei pazienti con la mutazione più frequente (Del19) rispetto alla chemioterapia.[3]
Il NSCLC è la forma più diffusa di tumore polmonare.[4] Mutazioni specifiche di questo tumore, note come mutazioni EGFR, vengono riscontate nel 10-15% dei pazienti caucasici e nel 40% di quelli asiatici.[5] Ci sono diversi tipi di mutazioni EGFR, le più comuni sono le delezioni dell’esone 19 (Del19) e la mutazione L858R dell’esone 21 .[6]
Il Professor Gerd Stehle, Vice Presidente Medicine Therapeutic Area Oncology di Boehringer Ingelheim ha poi commentato che “l’impegno della ricerca sul tumore polmonare da parte di Boehringer Ingelheim va al di là degli studi clinici. Questa indagine mondiale fa parte delle attività che conduciamo costantemente per approfondire le  conoscenze sulla pratica clinica, utilizzando queste informazioni per rispondere al meglio alle necessità dei pazienti e di chi se ne prende cura”.
Per quanto riguarda i risultati relativi all’Italia, si evidenzia che il test per la mutazione EGFR prima della terapia di prima linea viene effettuato nel 79%  dei casi (in confronto al 77% della media europea).
In aggiunta, nel 67% dei casi è stato effettuato il test e i risultati sono stati disponibili prima dell’inizio della terapia di prima linea rispetto ad una media europea del 57%.
“In Italia un’elevata percentuale di pazienti affetti da tumore polmonare viene sottoposta al test per la mutazione del fattore di crescita epidermico (EGFR) – sottolinea la Professoressa Silvia Novello, Presidente di WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe) – ma ci sono pazienti (e familiari) che richiedono di iniziare subito la terapia di prima linea, senza attendere l’esito del test. Alla luce dei dati emersi da questo lavoro presentato credo che ci siano alcuni concetti importanti da sottolineare nell’interesse dei pazienti: oggi esistono terapie mirate per alcuni tipi di tumore polmonare e i casi con mutazione di EGFR ne sono un esempio, che traggono beneficio da un trattamento specifico, fin dal momento della diagnosi. E’ fondamentale che tutti gli elementi necessari per impostare una terapia vengano acquisiti prima di iniziare la terapia stessa e, pur comprendendo lo stato di angoscia che accompagna quei momenti, è necessario aspettare quel tempo tecnico per la realizzazione di tutti i test.

Il sondaggio
Con l’intento di approfondire le conoscenze sulla diagnosi, sul test per le mutazioni e sul trattamento dei pazienti con NSCLC avanzato, è stato condotto, a livello mondiale, un sondaggio online su 562 medici in 10 Paesi (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, Spagna, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti). Il sondaggio, che si è svolto tra dicembre 2014 e gennaio 2015, ha valutato la prevalenza del test per individuare le mutazioni EGFR, l’atteggiamento e le barriere nei confronti del test, e il modo in cui i risultati del test influenzano la scelta della terapia.
Infografica sul sondaggio: http://www.lifewithlungcancer.info/egfrtestingItaly.html
Boehringer Ingelheim in Ambito Oncologico
http://newscentre.boehringer-ingelheim.com/education_hub1/oncology/backgrounder/bi_oncology_backgrounder.html

martedì 3 marzo 2015

Dolore Episodico Intenso, una realtà sottodiagnosticata

Colpisce il 30-50% dei malati oncologici. È il Dolore Episodico Intenso (D.E.I.), un picco di sofferenza che insorge all’improvviso in pazienti che già soffrono di dolore da cancro. Nonostante sia causa di una importante compromissione della qualità della vita, il D.E.I. è una realtà clinica ancora sottostimata e sottodiagnosticata, spesso trattata con farmaci non appropriati. A Napoli il convegno “Ascolto e relazione nel percorso di cura: 6 D.E.I. nostri?”, promosso da Angelini, ha fatto il punto su come migliorare la gestione di questa patologia, identificando il rapporto tra medico e paziente quale fattore essenziale per il successo del percorso di cura. Capacità di ascolto e di dialogo che risultano di particolare valore in un contesto, quale è quello oncologico, complesso e ricco di implicazioni culturali e psicologiche, che costituiscono la chiave per un’alleanza terapeutica efficace. L’evento partenopeo segna l’inizio di un percorso che coinvolgerà i terapisti del dolore in prima persona e culminerà nella pubblicazione di un volume con le più belle storie di “straordinaria” comunicazione medico-paziente. Presentata inoltre una nuova opzione farmacologica per la terapia del D.E.I.: una formulazione di fentanyl citrato sublinguale caratterizzata da elevata rapidità d’azione e flessibilità posologica.
 
Napoli, 10 febbraio 2015 – Pregiudizi, paure e false credenze: sono solo alcuni dei sentimenti che ruotano intorno alla malattia dolore e che, spesso, ostacolano il successo delle terapie per alleviarlo. Di fronte a un fenomeno così articolato, è dovere del clinico porre al centro del percorso di cura il paziente, stabilendo con lui un dialogo teso a comprenderne esigenze e timori inespressi e a migliorarne la qualità della vita. Ciò vale ancor più per una patologia complessa come il Dolore Episodico Intenso (D.E.I.), noto anche come BreakThrough cancer Pain (BTcP), un particolare tipo di dolore che colpisce chi soffre di patologie neoplastiche.
 
Il Dolore Episodico Intenso è un dolore transitorio acuto di breve durata, che s’instaura su un dolore persistente di base”, spiega il professor Guido Fanelli, Presidente della Commissione Ministeriale Terapia del Dolore e Cure Palliative. “É un picco di sofferenza intenso, che si verifica all’improvviso; lo sperimenta circa il 30-50% dei pazienti oncologici. Insorgendo in modo rapido e inaspettato, ha un pesante impatto sulla qualità di vita del malato e sul suo percorso di cura. Per le sue peculiarità, il Dolore Episodico Intenso necessita di farmaci con apposita indicazione ma ancora troppo spesso è sottodiagnosticato e sottotrattato o affrontato inappropriatamente, mentre cruciali per una terapia efficace sono la velocità dell’effetto analgesico e la possibilità di calibrare il dosaggio, in base alle caratteristiche del singolo paziente”.
 
Proprio con l’obiettivo di promuovere il successo dei percorsi terapeutici del Dolore Episodico Intenso, favorendo una migliore comunicazione tra medico e paziente, ha preso il via il progetto “Ascolto e relazione nel percorso di cura: 6 D.E.I. nostri?”, promosso da Angelini. Circa 160 terapisti del dolore di tutta Italia si sono riuniti in questi giorni a Napoli per condividere, attraverso i meccanismi narrativi dello storytelling, le reciproche esperienze e le indicazioni su cosa fare e cosa non fare nelle situazioni critiche più ricorrenti. Sul delicato equilibrio psicologico che il medico instaura con i propri pazienti e con il caregiver, il convegno ha fornito agli specialisti un inedito sguardo d’autore: l’attore e psicologo Paolo Vergnani ha, infatti, tenuto una “conferenza teatrale” sul valore e la potenza della comunicazione, fornendo strumenti e spunti di riflessione sulle difficoltà e le opportunità che possono influenzare la relazione medico-paziente nel percorso di cura. I clinici hanno poi affrontato, nel corso di specifici workshop, le 6 situazioni critiche più frequentemente riscontrate nella gestione del paziente oncologico che soffre di dolore, giungendo a definire i comportamenti appropriati e a individuare le pratiche che, invece, andrebbero evitate. Tra le principali problematiche emerse, il paradosso dei pazienti che rifiutano la terapia antalgica, di fronte ai quali il clinico deve compiere uno sforzo di comprensione e cercare un’apertura che porti a una soluzione davvero condivisa. Altre criticità sono rappresentate da preconcetti, convinzioni errate, informazioni non corrette spesso derivanti dalla consultazione del web da parte dei malati: in queste circostanze, il medico deve prestare attenzione al contesto socio-culturale del paziente e alla sua storia clinica, cercando di rassicurarlo con il linguaggio più adatto, evitando risposte standard.
 
Il fine ultimo dei diversi workshop è stato quello di elaborare delle “storie cliniche” in grado di rappresentare esempi di buona comunicazione, alla base di un’efficace gestione del dolore, storie che poi confluiranno nella pubblicazione di un volume dedicato.
Le esperienze cliniche raccolte, trasformate in storie dagli stessi terapisti del dolore”, spiega Paolo Vergnani, “sono state la testimonianza del valore della narrazione nello sviluppo di una capacità di comunicazione che ponga il paziente al centro del percorso di cura, favorendo una maggiore empatia a vantaggio tanto del malato quanto del clinico. La nostra volontà è mettere a disposizione i contenuti emersi nel corso del convegno, grazie alla pubblicazione e alla diffusione di un libro, che possa essere strumento utile e di riferimento nella comunicazione tra medico e paziente oncologico”.
 
L’evento di Napoli ha costituito inoltre l’occasione per presentare alla comunità medica una nuova opzione farmacologica nella terapia del Dolore Episodico Intenso: una formulazione di fentanyl citrato sublinguale, in grado di rispondere alle specifiche esigenze terapeutiche del D.E.I. grazie a un’elevata rapidità di azione, già a 6 minuti, alla flessibilità posologica e alla semplicità di assunzione. Tutte caratteristiche che favoriscono l’aderenza del paziente alla terapia, alimentando un circolo virtuoso che va proprio nella direzione di un’effettiva alleanza terapeutica tra il curante e l’assistito.
 
“Il Dolore Episodico Intenso è una problematica dal forte impatto etico e sociale, che si ripercuote sul benessere psico-fisico del paziente oncologico, spesso già compromesso dalla malattia”, dichiara Fabio De Luca, General Manager Divisione Pharma di Angelini. “Pur esistendo delle scale validate di misurazione, il dolore è un sintomo così soggettivo che, per poterlo comprendere a pieno, è importante aiutare il paziente a raccontarlo, esprimendo ciò che realmente prova. In questo senso, il ricorso allo storytelling può davvero fare la differenza. Per tale motivo crediamo nell’utilità del progetto ‘Ascolto e relazione nel percorso di cura: 6 D.E.I. nostri?’, con il quale ci auguriamo di contribuire a un effettivo miglioramento nella comunicazione medico-paziente nell’ambito del percorso di cura del Dolore Episodico Intenso. L’impegno di Angelini nella lotta alla sofferenza si concretizza con lo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative, in grado di rispondere ai bisogni insoddisfatti dei malati, e col supporto a iniziative volte ad affiancare la classe medica con serietà e spirito di collaborazione”.
 
 
http://www.angelini.it/wps/wcm/connect/it/home/sala-stampa/comunicati-stampa/dolore+episodico+intenso+nasce+il+progetto+ascolto+e+relazione+nel+percorso+di+cura+6+d.e.i.+nostr

Aumentano le psicopatologie provocate da abuso di alcol e sostanze stupefacenti

Nei giovani di età compresa tra i 10 e 19 anni aumentano le psicopatologie provocate da abuso di alcol e sostanze stupefacenti. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Psicopatologia (SOPSI) che si riunisce a Milano per il 19° Congresso Nazionale dal 23 al 26 febbraio.
L’assunzione di droghe – spiega il Professor A. Carlo Altamura, Professore Ordinario di Psichiatria dell'Università degli Studi di Milano e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e di Salute Mentale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – oltre agli effetti immediati provoca gravi danni al cervello e, nelle persone predisposte, aumenta fino a 5 volte il rischio di sviluppare gravi malattie psichiatriche (solo in Italia colpiscono circa 2 milioni di persone), come schizofrenia e disturbo bipolare”. La droga compromette il funzionamento del sistema nervoso centrale: il suo abuso è dunque associato ad un elevato rischio di disturbo mentale e, in soggetti predisposti, le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale. Inoltre, come evidenzia l’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nella fascia d’età considerata la prima causa di malattia e disabilità è la depressione, a cui seguono gli incidenti stradali. Molte volte esito estremo di una grave depressione è invece il suicidio, terza causa di morte tra gli adolescenti.
“In questi ultimi anni – prosegue il Professor Altamura – tra i ragazzi che non hanno ancora compiuto 20 anni si registra un numero sempre più elevato di domande di aiuto per ansia e disturbi depressivi, spesso accompagnati da eccesso di alcol e droghe. Dobbiamo porre un freno a questa pericolosissima deriva e rinforzare le strategie volte a migliorare la salute ed il futuro delle giovani generazioni: questo può avvenire solo grazie ad assistenza e cure mirate”.
Ad avvalorare l’allarme lanciato dalla SOPSI sono diversi studi, che certificano questa vera e propria piaga sociale. Ad esempio, da una ricerca sull’abuso di sostanze (alcol, caffè ed energy drink) che sarà presentata all’incontro internazionale e condotta su 3011 adolescenti e giovani adulti italiani di entrambi i sessi di età compresa tra i 16 ed i 24 anni, emerge che il 53,6% consuma bevande alcoliche; tra questi, l’89,6% ha avuto comportamenti di binge drinking (il binge drinking è l’ingestione di 5 o più bevande alcoliche, 4 per le donne, in un’unica occasione, almeno una volta a settimana), nel campione complessivo la percentuale di binge drinkers si attesta al 48,1%. Dunque, dal campione emerge che quasi il 90% dei giovani adulti consumatori di alcol è anche bevitore binge.
Un altro studio si sofferma poi sugli effetti dell’uso di cannabis e la loro relazione con sintomi psicotici. Lo studio rileva come, dei 116 soggetti reclutati, il 50% abbia fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita e il 22% sia attualmente consumatore. I consumatori abituali di cannabis sono più spesso maschi e disoccupati. Dalla ricerca è emerso che quanti fanno uso di cannabis provano allucinazioni visive e rallentamento del tempo, mentre la percezione di spavento è associata all’interruzione del consumo, così come l’esperienza di allucinazioni uditive è legata all’assunzione di cannabis oltre 50 volte nell’arco della propria vita. Fondamentale, dunque, il ruolo della prevenzione primaria e secondaria sugli effetti dell’uso di cannabis tra quanti sono a rischio per disturbi psicotici.
Durante il Congresso SOPSI si parlerà poi della crisi economica globale, che ha diffusamente colpito il Paese, in funzione della Salute Mentale, ma anche di stress, vulnerabilità e di capacità di resilienza dell’individuo. La resilienza è il processo o la capacità di esito positivo a seguito dell’esposizione ad eventi traumatici o estremi, capacità di riprendersi e di uscire più forti e pieni di nuove risorse dalle avversità e processo attivo di resistenza, autoriparazione e crescita in risposta alle crisi ed alle difficoltà inevitabili della vita.
A Milano sono numerosi i lavori che si dedicheranno inoltre al tema della paura e, in particolare, al suo apprendimento, basato su un sistema differente da quello dell'imparare a riconoscere persone, oggetti e situazioni. L'acquisizione della paura è implicita e dipende da una specifica struttura del cervello denominata Amigdala. Di fatto, quando siamo spaventati proviamo paura in modo implicito e sappiamo esplicitamente cosa l’abbia provocata. Ma la risposta di paura può essere appresa anche senza coscienza: possiamo infatti sentirci spaventati senza sapere da cosa. Tra le numerose tematiche di cui si discuterà al MiCo Milano Congressi, ampio spazio sarà dato ai disturbi mentali, a quelli del comportamento alimentare, alla farmacogenetica, alla violenza contro le donne e alla dipendenza da Internet. “Il Congresso – conclude il Professor Altamura – è di alta qualità scientifica e riguarda le aree di interessi di tutti i partecipanti. In Plenaria saranno infatti presenti importanti opinion leader ed illustri esperti a livello internazionale: tra questi, Lieberman (Past President dell’American Psychiatric Association), Yehuda, Goodwin, Wittchen, Merikangas, Murray, Le Doux e numerosi altri esperti che operano nelle diverse strutture sparse sul territorio all’estero e italiano e che sono in prima linea nella assistenza e nel trattamento di quanti sono maggiormente esposti alle attuali problematiche socio-ambientali”.

Il Centro di Terapia del Dolore dell’Ospedale Maggiore di Parma


Anni di esperienza come struttura specialistica al servizio dei pazienti che soffrono, un’innovativa attività di ricerca farmaco-genomica sul mal di schiena, un impegno continuo nella formazione di medici altamente specializzati. Sono questi i punti di forza del Centro di Terapia del Dolore dell’Ospedale Maggiore di Parma, da poco riconosciuto come riferimento regionale per la cura del dolore cronico e presentato oggi alle Autorità e ai media locali.
Il Centro di Terapia del Dolore dell’unità operativa di 2° Anestesia e Rianimazione, recentemente ristrutturato e ampliato, con 6 ambulatori, 6 posti letti e 2 attigue sale operatorie, è in grado di gestire anche i casi più complessi, ponendosi all’avanguardia per la diagnosi, la cura e la riabilitazione del dolore cronico. La struttura risponde così in modo completo ai requisiti della legge 38, che garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza.
“Il nostro – spiega il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Leonida Grisendi - è stato il primo, e per ora l’unico, Centro HUB individuato dalla Regione Emilia Romagna, punto di riferimento per un’area vasta di circa 2 milioni di abitanti. Una scelta maturata per gli anni di competenza ed esperienza di struttura specialistica di secondo livello, che premia il lavoro clinico-assistenziale e di ricerca dei nostri professionisti”.
“L’HUB di Parma - precisa Guido Fanelli, Direttore della struttura e Presidente della Commissione ministeriale per l’attuazione della legge 38 - con oltre 16.000 prestazioni erogate ogni anno, ha al proprio attivo numeri che testimoniano la grande mole di lavoro svolta quotidianamente. A questo si aggiunge una feconda attività di ricerca, il cui valore è stato recentemente attestato dall’assegnazione di fondi da parte della Commissione Europea per uno specifico  progetto di ricerca farmaco-genomica condotto sui dolori alla schiena, nell’ambito del Seven Fraimwork Program for Research”.
“L’Università di Parma – conclude Fanelli – è stata la prima nell’anno accademico 2012-2013 ad istituire il Master di secondo livello di alta formazione e qualificazione in terapia del dolore e cure palliative. Ogni anno diplomiamo 20 medici con competenze professionali specifiche, proprio per un’adeguata gestione del dolore cronico, in base ai principi della legge 38”.

IL PIU’ GRANDE EVENTO DI MASS TRAINING SULLE MANOVRE DI DISOSTRUZIONE PEDIATRICA E NEONATALE

Di fronte a dati che parlano chiaro: in Europa soffocano 50.000 bambini all’anno e in Italia ne muore quasi uno alla settimana - risultati che fanno rabbrividire ancora di più se si pensa che è la casa la sede nella quale l’incidenza di soffocamento è maggiore (55%) e che il 50-70% dei casi di ostruzione è causato dal cibo; l’Associazione Salvagente Monza ha deciso di realizzare un evento che coinvolgerà tutta l’Italia. L’appuntamento sarà a Rimini - presso il 105 Stadium, sabato 11 e domenica 12 aprile 2015, due date nelle quali troverà spazio il più grande evento di mass training sulle manovre di disostruzione pediatrica e neonatale mai realizzato ad oggi. 
“I dati che emergono dalle statistiche fanno spaventare. Quello che manca oggi è la consapevolezza del rischio di soffocamento pediatrico, spesso sottovalutato dai genitori, dal personale delle scuole e, in maniera maggiore, dalle Istituzioni - ha dichiarato Mirko Damasco – Presidente dell’Associazione Salvagente Monza - l’evento di Rimini rappresenterà un capitolo importante non solo nella storia dell’Associazione, ma per tutta l’Italia: la battaglia che io ed i miei associati portiamo avanti giorno dopo giorno è fondamentale per condurre nella giusta direzione il rapporto adulto/bambino”.
Sabato 11 aprile il palazzetto sarà aperto gratuitamente a tutti, grandi e piccini, famiglie e gruppi di amici, uomini e donne in un pomeriggio nel quale ognuno potrà fare del bene, acquisendo nozioni utili alla propria vita quotidiana in un clima di festa.
L’intero staff associativo formato da istruttori esperti - certificati BLSD (Basic Life Support – Defribillation), PBSLD (Pediatric Basic Life Support – Defribillation)  e nell’esecuzione di manovre di disostruzione, al fianco di specialisti del settore medico sanitario e testimonials provenienti dal mondo dello spettacolo saranno presenti per sensibilizzare il pubblico su un tema tanto importante quanto quello della disostruzione pediatrica e neonatale. Essere presenti l’11 aprile presso il 105 Stadium di Rimini significherà scrivere la storia. Per l’occasione sarà possibile accedere alla sede a partire dalle ore 14.00 per passare un pomeriggio di festa e condivisione con tanti ospiti e sorprese tra formazione, riflessioni, divertimento e spettacolo. Un evento mai visto prima, nel quale si alterneranno sul palco dibattiti ed interventi a cura dei più importanti esperti sul tema della prevenzione del soffocamento pediatrico, primo nome svelato quello di Marco Squicciarini - medico esperto sulle manovre di disostruzione e rianimazione Cardiopolmonare, formatore nazionale della Rete Salvamento Academy, inventore del progetto manovre di disostruzione, da anni impegnato a fianco dell’Associazione Salvagente Monza; un intervento di carattere teorico-pratico che, oltre alla parte divulgativa, darà la possibilità di visionare simulazioni di manovre di disostruzione pediatrica effettuate su manichino. Oltre a lui saranno presenti altri professionisti che approfondiranno i temi legati alle sicurezza e ai comportamenti da adottare per evitare situazioni spiacevoli. Partecipare all’intero pomeriggio di sabato è totalmente gratuito e consigliato a chiunque, dai bambini ai più anziani.
Per poter far parte di questo grande appuntamento è obbligatorio iscriversi, la piattaforma online è già attiva visitando il sito www.salvagentemonza.org o selezionando l’evento “Salvagente Mass Training” sul portale Eventbrite. All’evento massivo di sabato 11 aprile, seguirà una cena benefica di raccolta fondi presso lo Sporting Hotel di Rimini. Mentre il giorno successivo - domenica 12 aprile ci sarà la possibilità, per chi interessato, di svolgere corsi di disostruzione e rianimazione. Il ricavato sarà devoluto per sostenere le attività che l’associazione Salvagente svolge sul territorio nazionale ed internazionale e, in parte, al Progetto HOME di 30 Ore per la Vita, volto ad assicurare ai bambini malati di tumore il diritto alle cure migliori possibilmente rimanendo a casa propria o, quando ciò non fosse possibile, presso una casa non lontano dalla propria. A Rimini sabato 11 aprile si scriverà la storia. Formare al fine di ridurre l’incidenza dei soffocamenti è fondamentale, per questo l’Associazione Salvagente Monza auspica la partecipazione di chiunque abbia o avrà a che fare con i bambini. In Italia purtroppo manca ancora la giusta attenzione dai singoli e soprattutto dalle Istituzioni, basti pensare che non vi è ancora una legge che obblighi il personale docente e gli studenti ad apprendere le principali nozioni legate alle tecniche di pronto soccorso.

lunedì 2 marzo 2015

XI GIORNATA MONDIALE DELL’EMOFILIA

Lunedì 13 aprile la Federazione delle Associazioni Emofilici (FedEmo) organizza l’XI° Giornata Mondiale dell'Emofilia. L’evento, che si terrà presso la Sala Conferenze del CONI a partire dalle ore 11.30, prevede una conferenza stampa ed una Tavola Rotonda. Al centro dei lavori, moderati da Maria Emilia Bonaccorso, responsabile dell’ANSA Salute, le nuove frontiere dello sport in emofilia ed il braccialetto Sa.Me.Da.® L.I.F.E.® Local Infomed For Emergency, il supporto tecnologico che garantisce una maggiore sicurezza nell'emergenza/urgenza medica.
Tra gli ospiti sarà presente anche Giovanni Malagò, Presidente del CONI. Come nella passata edizione, la giornata del 13 aprile avrà come testimonial l’ex pilota automobilistico italiano di Formula 1 ed attuale commentatore per la RAI delle gare del Circus, Ivan Capelli.

Nutrire il Cervello: Dieta e Malattie Neurologiche

Anche quest’anno la Società Italiana di Neurologia (SIN) celebrerà, dal 16 al 22 marzo, la Settimana Mondiale del Cervello, ricorrenza dedicata a sollecitare la pubblica consapevolezza nei confronti della ricerca su questo organo affascinante e ancora in parte misterioso e a mostrare i progressi della neurologia e le patologie delle quali essa si occupa.
 
Nutrire il cervello. Dieta e malattie neurologiche” al centro dell’edizione 2015. In un momento in cui, grazie anche a Expo Milano 2015, l’opinione pubblica è particolarmente sensibile alle questioni relative all’alimentazione, la SIN intende sottolineare il ruolo della nutrizione nella protezione del nostro cervello dall’insorgenza di gravi malattie neurologiche. “Il ruolo della prevenzione – sostiene il Prof. Aldo Quattrone, Presidente della SIN è cruciale in medicina; in ambito neurologico la prevenzione si basa anche su un corretto nutrimento del cervello, da intendersi tanto in senso stretto, come accorta e sana alimentazione, quanto in senso più ampio, come esercizio fisico e allenamento intellettuale. Entrambe buone pratiche per prevenire l’invecchiamento cerebrale e la comparsa di malattie neurologiche degenerative e vascolari”.
 
In occasione della Settimana Mondiale del Cervello, la Società Italiana di Neurologia prevede come per ogni edizione l’organizzazione, sul territorio nazionale, di incontri divulgativi, convegni scientifici, attività per gli studenti delle scuole elementari e medie oltre all’iniziativa Neurologia a porte aperte, che prevede visite guidate dei reparti e dei laboratori ospedalieri.
 
Il dettaglio delle iniziative italiane della Settimana Mondiale del Cervello è consultabile on line, all’indirizzo www.neuro.it.

venerdì 27 febbraio 2015

DEPRESSIONE POST PARTUM E ALLATTAMENTO IN TEMPI DI CRISI ECONOMICA

Convegno a Padova: salute, socialità e attualità a confronto



Padova (Rubàno, villa Borromeo) - sabato 28 marzo, ore 8,45

Esperti italiani e internazionali saranno protagonisti dell'incontro gratuito in accreditamento ECM "Depressione post partum e allattamento in tempi di crisi economica", promosso dal Policlinico di Abano Terme e dal Collegio delle Ostetriche delle province venete con il contributo di Happybimbo che si svolgerà sabato 28 marzo a Padova (Rubàno, villa Borromeo).

Il convegno sarà presieduto dal Prof. Gianluca Straface e dal Prof. Vincenzo Zanardo, responsabili di ostetricia e di neonatologia del Policlinico Abano Terme e mira ad affrontare i temi della depressione post partum e dell'allattamento, soprattutto in riferimento alle problematiche legate alla crisi economica.

Studi recenti indicano infatti che il 62% delle crisi nella disponibilità del latte materno è da attribuire all'ansia e allo stress, condizioni legate alla mancanza di sostegno sociale. Un sostegno che si accentua nei momenti di crisi economica.

Dopo le relazioni, il convegno affronterà gli aspetti più attuali di queste problematiche in una tavola rotonda con la partecipazione, a fianco del mondo sanitario, di giuristi, giornalisti e operatori sociali. Infine, tra gli argomenti in programma anche un focus sulle nuove frontiere del massaggio neonatale.

Bisturi trip: le 8 domande da farsi prima di sottoporsi a un’operazione di chirurgia estetica all’estero

Li chiamano “bisturi trip” e sono quei viaggi fatti con l’obiettivo di sottoporsi a operazioni di chirurgia estetica in Paesi in cui i costi degli interventi sono minori rispetto a quello d’origine. Dall’Italia in molti, soprattutto gli anni scorsi, hanno fatto le valigie per farsi un lifting o un aumento del seno in Croazia, Brasile, Marocco, Indonesia, Thailandia e Africa del Nord. «Operarsi in un altro Paese potrebbe sembrare una buona occasione per fare un lifting o regalarsi un nuovo décolleté, lontano da occhi indiscreti e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio. Tuttavia ci sono aspetti che conviene valutare con attenzione: è un problema che mi riguarda da vicino in quanto l’Isaps, l’associazione che raccoglie professionisti di 94 Paesi, lo ha spesso affrontato» afferma Gianluca Campiglio, segretario dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), la più grande associazione al mondo di chirurgia estetica, e autore del libro “Mi voglio così”, in cui parla di aspetti meno noti della chirurgia estetica che tutti i pazienti dovrebbero conoscere.
Ci sono alcune domande che chi decide di partire per un bisturi trip dovrebbe porsi. Ecco le principali. Anzitutto, sei sicuro che l’intervento a cui vuoi sottoporti sia il più adatto a te? «Può succedere che il paziente si presenti con l’idea di fare una liposuzione, mentre in realtà l’intervento giusto per il suo caso è un’addominoplastica. Solo il chirurgo estetico può stabilire quale è la procedura più adatta, ma deve anche verificare che le aspettative del paziente siano realistiche, spiegando quali miglioramenti possono dare gli interventi» spiega Campiglio. Definito l’intervento da fare, sono chiare le possibili complicazioni? «È necessario che il medico informi su tutte le conseguenze in termini di cicatrici, ricovero e rischi – spiega l’autore di “Mi voglio così” -. A questo punto è bene che il paziente rifletta con calma sulla sua decisione, senza la pressione di un volo di ritorno da prendere: la sicurezza del paziente è una priorità. Altro quesito determinante è: il chirurgo a cui mi sto rivolgendo è qualificato? Andare in Paesi del Terzo Mondo per sottoporsi a un intervento estetico significa, il più delle volte, affidarsi a un perfetto sconosciuto senza alcuna garanzia di professionalità. È necessario invece verificare che abbia fatto studi apposite e che abbia esperienza nell’intervento che stai considerando ».

Ci sono poi gli aspetti pratici, a cominciare dalla comprensione reciproca: il chirurgo e il suo staff parlano in modo fluente una lingua che conosci? «Far capire quello che si vuole in chirurgia estetica non è facile, quindi è bene che la lingua non sia un ostacolo, altrimenti aspettatevi complicazioni». È bene poi assicurarsi che la clinica sia accreditata e che usi materiali di qualità. «Bisogna avere sufficienti garanzie sui materiali utilizzati e sulle strutture sanitarie in cui si è operati – dice -. Non sempre gli standard sono quelli garantiti dalle case di cura italiane. Altro punto da considerare: dove starai dopo l’intervento? Nel post-operatorio, viaggiare troppo presto aumenta il rischio di embolia polmonare e di trombosi. Non pensate neanche di operarvi e poi godervi il mare o visitare il posto: sono pochissimi i trattamenti di chirurgia estetica che hanno una convalescenza così breve da consentire di andare in spiaggia o per musei dopo appena 24-48 ore».
Chiedetevi anche cosa succederebbe in caso di complicazioni nel post intervento? «Anche se la chirurgia è fatta bene, le complicazioni non sono mai da escludere, ma pensate a quale dottore vi assisterà in caso di complicazioni e a chi pagherà per un intervento secondario o una revisione. Per non parlare del caso in cui si andasse in Tribunale, con tutte le complicazioni di una causa internazionale» aggiunge il chirurgo plastico milanese. Last but not least: conviene davvero operarsi all’estero?«Considerate i costi totali, incluso il viaggio, il soggiorno e anche i possibili rischi e poi valutate il da farsi. Oggi i prezzi della chirurgia plastica in Italia sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, le cliniche devono garantire standard altissimi e ci sono professionisti altamente qualificati a cui rivolgersi, sempre assicurandosi che si tratti di un vero specialista in chirurgia plastica. Non dimenticate che in gioco c’è il bene più importante, ossia la propria salute» conclude Campiglio.